Pensionata sotto accusa per stalking condominiale
La Procura di Pisa chiede il processo per una 75enne invalida al cento per cento. Lei si difende: "Storia kafkiana, sono io la vera vittima di questa vicenda"
PISA. La stalking non ha età. È trasversale. E non riguarda solo le dinamiche di coppie arrivate ai titoli di coda di rapporti naufragati. C’è una variante a quelli che il codice penale qualifica come atti persecutori. È lo stalking condominiale.
Quello stillicidio di dispetti piccoli e frequenti che rendono la vita impossibile a chi li subisce. La storia che a breve approderà davanti a un giudice riguarda questa variante del pressing di vicinato.
La Procura di Pisa ha chiesto il rinvio a giudizio di una pensionata di 75 anni, invalida civile al cento per cento, accusata di aver vessato per mesi una condomina. Come? Bussare alla porta con insistenza, gettare acqua dal terrazzo al passaggio del “bersaglio”, lasciarle rifiuti sullo zerbino, bucare le gomme dell’auto e offenderla senza motivo. Sono le contestazioni che la pensionata respinge alla radice e che hanno portato la questura a emettere un provvedimento di ammonimento. Anzi, la donna contrattacca sostenendo di essere lei nel mirino della vicina contro la quale ha presentato una denuncia per calunnia che al momento non ha avuto effetto.
Imputata per stalking, la 75enne si ritiene vittima di un ribaltamento di ruoli. «Sono io a subire le angherie di chi mi accusa ingiustamente» ripete la pensionata che ha seri problemi di salute e si muove con le stampelle. «Negli anni ho subito, all’interno del condominio, numerose molestie ad opera di ignoti, anche se specifico che, in tale condominio, non ho contrasti con nessun altro che non sia la donna che mi ha denunciato – afferma –. In più occasioni, la mia cassetta postale è stata letteralmente sventrata e varia corrispondenza a me indirizzata è sparita. In altre occasioni, addirittura, ho trovato simboli fallici ed altri disegni osceni disegnati sul muro accanto alla mia abitazione. Le molestie, sempre da parte di ignoti, si sono tradotte in furti, eseguiti all’ interno della mia abitazione, di gioielli, valori, soldi, corredi nuziali e ricevute di pagamento di fatture di utenze».
Nella sua difesa la pensionata argomenta che le contestazioni mosse a suo carico riguardano atti «che non posso avere compiuto per le mie pessime e certificate condizioni di salute, senza che nessun testimone mi abbia mai visto sul luogo dei presunti accadimenti. Nonostante le ingiuste molestie subite, da vittima sono diventata incredibilmente carnefice. Sono alta un 1,50 mt, peso sui 40 chili, invalida civile al cento per cento, con impossibilità a compiere atti di vita quotidiana e la stomia allo stomaco, che deambula con l’ausilio delle stampelle e dovrò essere processata per atti che fisicamente non avrei mai potuto compiere e che nessuno le ha mai visto compiere. L’unica cosa che so è che, improvvisamente, la mia vita si è trasformata in un incubo kafkiano».
Non è solo il reato da cui deve difendersi ad amareggiare la signora. È il dover affrontare un processo che a suo dire la dovrebbe vedere nel ruolo di parte offesa e non in quello di imputata.
«Sinceramente non avrei mai immaginato che una persona come me, a cui sono stati trasmessi dalla famiglia valori come amore rispetto disciplina e gentilezza, dovesse apprestarsi a trascorrere l’ultimo rettilineo della propria vita in una incomprensibile spirale di odio ed inganni, costretta a non potersi più fidare di nessuno – conclude –. Spero solo che la mia tragica esperienza non cada nel dimenticatoio e qualcuno abbia voglia di capire il motivo di un simile feroce odio nei miei confronti».
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