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pisa. Sconto di pena per il 31enne che in appello vede scendere a 3 anni e 8 mesi la pena che in primo grado a Pisa, con rito abbreviato, era stata di 5 anni e 8 mesi per il reato di violenza sessuale aggravata.
Mohamed Bouali, tunisino, senza fissa dimora, difeso dall’avvocato Massimo Parenti, era accusato di aver abusato nell’agosto 2019 di una studentessa 21enne di Livorno in una baracca sull’Aurelia.
Il tunisino, dopo alcune reticenze iniziali, aveva ammesso in fase di interrogatorio e poi in aula davanti al giudice, il rapporto sessuale. Non poteva fare altrimenti, considerata l’acquisizione del suo dna trovato sul corpo della studentessa che, sentita nel corso dell’incidente probatorio, aveva confermato tutto quello che aveva dichiarato alla polizia al momento della denuncia dopo le cure in ospedale. «Mi ha costretta ad avere un rapporto completo» aveva ribadito la giovane. I due si erano conosciuti qualche ora prima dell’incontro nel tugurio sull’Aurelia, zona Ikea. Lei era con amici sui lungarni e dopo una serata passata nella zona della movida aveva conosciuto l’immigrato. «L’ho invitata dove vivo perché insieme saremmo andati a cercare droga per lei» aveva spiegato il tunisino al momento dell’arresto.
Una frottola che alla fine gli si è rivoltata contro. «L’ho seguito solo perché non potevamo più bere alcolici in centro e allora lui mi ha proposto di prendere una birra dove abitava» era stata la versione di lei. La studentessa, sottoposta a esami intimi e del sangue, era risultata essere positiva all’assunzione di hashish e cocaina. «Ma non quella sera, è successo qualche giorno prima» aveva chiarito agli investigatori della squadra mobile che l’avevano ascoltata subito dopo le cure al pronto soccorso di Cisanello. Lui era in bici. Lei se l’era fatta prestare da un amico dell’arrestato dopo aver lasciato i lungarni. Insieme si erano diretti verso l’Aurelia e quando erano entrati nella catapecchia dove Bouli viveva ci fu l’assalto sessuale concluso con la violenza. Quando la ragazza era rientrata sui lungarni aveva raccontato tutto agli amici recandosi poi in ospedale. Il codice rosso aveva fatto scattare tutti i meccanismi di accertamento conclusi con l’arresto del tunisino nel giro di poche ore dagli agenti della squadra mobile. Ora in appello la pena scende di due anni. —
P.B.
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