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la polemica 

Ricorso dei sindacati al Tar: «Case popolari, più equità nei criteri di assegnazione»

Danilo Renzullo
Ricorso dei sindacati al Tar: «Case popolari, più equità nei criteri di assegnazione»

«Il Comune penalizza i cittadini extracomunitari». Intanto la Regione s’impegna a modificare la legge sui vincoli di residenza

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Pisa. «Una richiesta illegittima». Cgil, Cisl, Uil e i sindacati degli inquilini Sicet, Sunia, Uniat e Unione Inquilini puntano il dito contro il Comune di Pisa e si rivolgono al Tar per chiedere di modificare la normativa locale che regola l’assegnazione degli alloggi popolari. Nelle scorse settimane i sindacati hanno presentato un ricorso al Tribunale amministrativo contro il bando di edilizia residenziale pubblica del Comune per chiedere la modifica dei parametri chiesti da Palazzo Gambacorti per il riconoscimento del diritto ad accedere in una casa popolare.

«Il Comune continua a chiedere a chi proviene dall’estero di dimostrare di non essere proprietario di immobili nel Paese di provenienza. L’attuale legge regionale prevede invece che sia sufficiente per il candidato produrre una semplice dichiarazione, alla pari di quanto richiesto per italiani e comunitari, assumendosi la responsabilità della veridicità della dichiarazione», sottolineano Daniele Cosci (Sicet), Stefano Cristiano (Sunia), Carlo Sorrente (Uniat) e Virgilio Barachini (Unione Inquilini) e i segretari generali di Cgil, Mauro Fuso, Cisl, Dario Campera, e il coordinatore territoriale della Uil, Angelo Colombo.

Nel mirino dei sindacati è finita una clausola prevista dalla vecchia legge regionale e poi abolita negli scorsi anni che Palazzo Gambacorti continua ad applicare per l’assegnazione degli alloggi popolari. «Quella richiesta dal Comune è una condizione illegittima», accusano i sindacati. Mentre prosegue il braccio di ferro con il Comune, le organizzazioni sindacali esultano per le intenzioni manifestate dal presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, e dall’assessora con delega all’edilizia sociale, Serena Spinelli, che hanno prospettato l’approdo in consiglio regionale della proposta, già approvata in giunta regionale, che ha l’obiettivo di modificare la legge nei criteri che disciplinano l’accesso di singoli e famiglie agli alloggi popolari, eliminando uno dei requisiti richiesti ai candidati: la residenza nel territorio regionale da almeno cinque anni. «Un requisito incostituzionale, come stabilito in più occasioni dalla Corte Costituzionale chiamata a pronunciarsi su testi identici o analoghi adottati in altre Regioni» osservano i sindacati pisani che, assistiti dagli avvocati Nicola Favati (a cui si era rivolto il Sicet), Luca Scarselli (Unione inquilini) e Biagio Depresbiteris (Sunia), avevano presentato un ricorso al Tar per l’eliminazione della norma dalla legge che regola le assegnazioni degli alloggi pubblici.

«Le ultime dichiarazioni del presidente della Regione e dell’assessora ci fanno ben sperare – concludono i rappresentanti delle organizzazioni sindacali – e premiano il nostro lavoro: è stato lo stesso Giani ad attribuire ai sindacati pisani la spinta decisiva a modificare, nel senso di una maggiore equità, la normativa regionale». —

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