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Il Pisa Scotto Festival apre tra le polemiche «È stato escluso l’associazionismo locale»
Trapani, capogruppo Pd, contesta l’assessore alla cultura: le realtà socio-culturali pisane sacrificate per interessi di parte
PISA. Il “Pisa Scotto Festival” al via stasera tra le polemiche. Una su tutte: escluse le realtà dell’associazionismo locale. «Dopo un anno che teatri e cinema sono rimasti vuoti con i cittadini costretti al distanziamento, aspettavamo trepidanti una nuova stagione che preannunciasse una solida ripartenza non solo economica ma anche culturale e sociale per la città, con una visione chiara di come farlo, obiettivi e prospettive. Dirò quello che per molti è apparso come un’ovvietà, ma è un’ovvietà che va affermata: il programma del “Pisa Scotto Festival” non rispecchia la complessità culturale di una città come Pisa e nemmeno prova a farlo», va all’attacco Matteo Trapani, capogruppo del Pd in consiglio comunale.
«Quando, qualche giorno fa, è stato presentato il programma siamo rimasti perplessi e non abbiamo potuto fare a meno di notare come ci sia un illustre assente: Pisa. Pisa – prosegue Trapani – e la sua rete culturale, associativa, accademico-universitaria, sociale, umana. Quella realtà che sta iniziando ad arricchire la nostra città con eventi e iniziative diffuse in città. L’amministrazione non prova nemmeno a coinvolgere questo tessuto di immenso valore, ma lascia che vada persa una fondamentale occasione di valorizzazione, non riuscendo a sfruttare un’enorme opportunità che avrebbe potuto e dovuto dare risalto e supporto a un mondo che, nella pandemia, ha vissuto un periodo buio e di abbandono».
Gli spunti polemici si allargano: «La direzione artistica del festival, che conferma la tendenza dell’amministrazione di vivere avulsa dalla sua città, non fa altro che coinvolgere soggetti della propria sfera. Tutto questo è confermato dallo stesso direttore artistico Massimiliano Simoni, che, in un’intervista a Il Tirreno di qualche giorno fa, oltre ad alcune affermazioni impressionanti su un presunto anacronismo del fascismo, giustifica il programma non in virtù dell’offerta culturale che svilupperebbe per la città, ma quale mera occasione per coinvolgere alcuni che, a suo dire, stanno avendo un seguito. Ciò a prescindere dai motivi per cui dietro a queste persone si sia sviluppato un seguito. Se quanto detto finora sugli ospiti non fosse abbastanza, salta all’occhio un’altra tanto grande quanto triste verità: tutte le presenze principali del festival sono uomini e alle donne, peraltro uno sparuto manipolo, è relegato il ruolo di moderatrici o co-relatrici. Mi chiedo forse se la direzione non fosse a conoscenza dell’esistenza di donne di cultura, scienza e comunicazione in Italia e nella nostra città».
Trapani ribadisce: «Questo scenario non lascia sorpresi nel momento in cui si pensa a chi sia stata affidata la gestione: una direzione artistica scelta più seguendo valutazioni di affinità e per conoscenze personali, come conferma lo stesso direttore richiamando il contatto diretto con l’assessore Pierpaolo Magnani, che per effettive valutazioni di merito che, alla prova dei fatti, finisce per soddisfare e compiacere principalmente interessi di parte generando più che un appuntamento di riferimento regionale e nazionale, un festival di paese, in cui non può di certo mancare la proiezione del documentario opera del suo stesso assessore. Lo hanno presentato come il festival della ripartenza, peccato che la Lega a Pisa è da tre anni che va in retromarcia». —
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