Nuovo presidente del Parco, Pisa a Viareggio: serve rispetto
Petrucci (FdI): c’è un accordo di alternanza. Valente (Pd) a Del Ghingaro: uscire dall’Ente sarebbe sbagliato. Sinistra Civica Ecologista: chiarezza sui curricula
PISA. Pisa prova a frenare Viareggio, in particolare il sindaco Giorgio Del Ghingaro. Si usano toni più o meno diplomatici, ma la sostanza è quella: il posto di nuovo presidente dell’Ente Parco spetta a un pisano. Eugenio Giani, presidente della Regione, ha scelto Lorenzo Bani tra tutti i candidati. Del Ghingaro non ci sta e minaccia di far uscire Viareggio dalla Comunità del Parco. La prassi vorrebbe l’alternanza dei presidenti pisani e versiliesi, ma secondo Del Ghingaro il presidente uscente Giovanni Maffei Cardellini, nominato per un mandato dopo l’ex assessore viareggino Fabrizio Manfredi (silurato dai renziani), non è da considerarsi in quota viareggina. Per questo sostiene l’avvocato Fabrizio Miracolo, che alle scorse regionali si è presentato nelle liste di Italia Viva.
Una diatriba che si consuma nelle stanze del Pd, ma che ha riflessi anche fuori. «Il dibattito intorno alla presidenza del Parco non può ridursi a un muro contro muro tra territori», dice la commissaria del Pd provinciale pisano, la senatrice Valeria Valente. «Ci sembra eccessivo e inopportuno – aggiunge – paventare la fuoruscita del Comune di Viareggio dal Parco, lamentando un’inadeguata valorizzazione di quel territorio per via della nomina di un presidente espressione di altre realtà territoriali. Sarebbe una scelta incomprensibile oltre che sbagliata. Un Parco come quello di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli è un luogo da tutelare e valorizzare, partendo prima di tutto da quelle criticità che ne hanno definito alcuni limiti in questi anni. Di questo si dovrà occupare la prossima presidenza e siamo fiduciosi che questo possa avvenire con il contributo di tutti».
Anche dalla destra pisana si esprime contrarietà. «Ricordo che tre comuni su cinque interessati dal Parco sono in provincia di Pisa, che l’unico capoluogo che fa parte del Parco è Pisa, che il 50 per cento del territorio pisano è dentro il Parco», dice il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Diego Petrucci. «Inoltre – prosegue – vorrei ricordare come esista un patto non scritto in base al quale il presidente viene scelto, come provenienza territoriale, in modo alternato. Questo accordo non scritto è già stato violato, visto che gli ultimi due presidenti sono di provenienza lucchese. Riterrei, anche come forma di rispetto per il territorio, che il prossimo presidente possa essere di provenienza pisana».
Più in generale sulle nomine dei nuovi organismi di governo del Parco, il coordinamento pisano di Sinistra Civica Ecologista ritiene «sia mancata la necessaria chiarezza – si legge in una nota – rispetto ai criteri di valutazione seguiti e soprattutto rispetto all’esigenza di effettuare un confronto adeguato sulle linee di tutela e di salvaguardia dello straordinario patrimonio naturale e ambientale del Parco. Avevamo chiesto trasparenza sulla selezione delle candidature. Facciamo appello al presidente Giani, se ci sono ancora gli spazi di decisione, per valutare una scelta che, sulla base dei curricula e dei profili dei candidati, sia effettivamente coerente con il criterio di una “comprovata esperienza e competenza in materia di aree protette e biodiversità e di gestione amministrativa”, come indicato dalla normativa regionale in vigore».
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