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Pisa, treno con gli scalini, disabile in difficoltà. La madre: «Nessun aiuto per farlo salire»
Non c’era l’elevatore per il figlio in carrozzina: il servizio deve essere prenotato a un ufficio di Milano
PISA. C’è ancora molto da fare affinché per le persone diversamente abili ci possa essere una piena libertà di movimento e di circolazione, specialmente con i mezzi pubblici. Lo dimostra un episodio accaduto lo scorso venerdì a un 34enne di Empoli, costretto a muoversi su una sedia a rotelle, il quale si è trovato nella situazione in cui nessuno del personale della stazione era in grado di potergli dare una mano a salire su un convoglio.
La storia è stata resa nota dalla madre Laura Martini con l’intento di allargare da questo episodio lo sguardo su un tema che fu caro all’attuale consigliere regionale del Partito democratico Iacopo Melio quando, nel 2014, da un tweet indirizzato all'allora ministra Maria Chiara Carrozza nacque l'associazione “#Vorreiprendereiltreno”. «Mio figlio e la persona che lo assiste – spiega la mamma – sono partiti dalla stazione di Empoli per andare a fare un giro a Pisa. All’andata nessun problema: è arrivato un treno di quelli nuovi con l’apertura al livello della pensilina e quindi far salire la carrozzina è stato semplice. Al ritorno, però, il regionale 2105 delle 17.32 da Pisa Centrale era rialzato e presentava degli scalini. L’accompagnatore ha chiesto in giro, nessuno sapeva dove fosse l’elevatore, nessuno poteva aiutarlo a salire sul treno. Ha chiesto in biglietteria e allo sportello servizio al cliente, l’unica cosa che ha ricevuto è stato un numero di telefono con prefisso di Milano da chiamare il giorno prima di uno spostamento. Alla fine si è fatto aiutare da un passeggero per caricare mio figlio e la sedia a rotelle, mentre a Empoli il capotreno e altre persone si sono occupate di farlo scendere». Questa storia fa emergere come ancora oggi, se una persona disabile decide di mettersi in viaggio nella giornata stessa, i problemi siano alla porta. «Quando entrambi vanno a Firenze – prosegue Martini – sanno gli orari in cui ci sono sicuramente i treni nuovi, per cui riescono a gestire gli spostamenti. Il giorno che hanno deciso di andare a Pisa è successo questo. Io credo che almeno nelle stazioni più grandi ci debba essere del personale pronto a intervenire in situazioni di questo tipo ma non solo per mio figlio e le persone disabili, ma anche gli anziani, le donne in stato interessante, chi ha problemi di deambulazione. Ho girato il mondo e posso assicurare che situazioni come queste non ne ho viste». «È triste vedere come, in sei anni, poco sia cambiato – è il commento a questa vicenda del consigliere regionale Melio – sicuramente c’è stato un grande salto avanti dal punto di vista culturale e di consapevolezza. Dal punto di vista strutturale, purtroppo, i limiti per l’abbattimento delle barriere architettoniche continuano a essere gli stessi, soprattutto la mancanza di risorse economiche. E quando gli ostacoli sarebbero comunque semplici da abbattere, si cade spesso nel rimpallo delle responsabilità tra Rfi, Trenitalia e gli enti locali. “#Vorreiprendereiltreno” ha contribuito all’ammodernamento di oltre 260 stazioni, ma di certo non basta».
Rete Ferroviaria Italiana, interpellata su questo caso, ha evidenziato i molti accorgimenti presi in questi anni, come la presenza degli ascensori, il rifacimento delle pensiline per essere al pari dei nuovi treno e i servizi gratuiti offerti dalla “Sala blu” da chiamare il giorno prima del viaggio, ma nel merito non ha commentato se non spiegando verbalmente che quanto già erogato richiede un grande impegno economico e le carrozze con gli scalini siano sempre più una minoranza. Nessuno nega che le cose non siano state fatte ma, tornando all’inizio, evidentemente quanto messo in campo resta ancora insufficiente limitando molto il disabile, costretto sempre a pianificare il proprio viaggio. —
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