Il Tirreno

Pisa

botte all’asilo del cep 

Ex maestra pronta a vendere un immobile per risarcire le famiglie dei bambini

Pietro Barghigiani PISA.
Ex maestra pronta a vendere un immobile per risarcire le famiglie dei bambini

La disponibilità di Sonia Ori nell’atto di appello contro la sentenza di condanna a tre anni e mezzo per maltrattamenti

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Un immobile messo a disposizione per la vendita in modo da risarcire le famiglie dei piccoli che lei stessa ammette di aver maltrattato «riconoscendo la gravità dei propri comportamenti».

È uno degli elementi inseriti nell’atto d’appello firmato dagli avvocati Stefano Del Corso e Alessandra Papineschi per conto di Sonia Ori, 64 anni, originaria di Sillano, residente a Pisa, condannata in primo grado a tre anni e mezzo per maltrattamenti aggravati sui bimbi dell’asilo del Cep.

I legali dell’ex maestra, da tempo licenziata, ricorrono al secondo grado di giudizio evitando di contestare «il riconoscimento della responsabilità penale di Sonia Ori per il reato di maltrattamento a lei addebitato».

Quelli che i legali vogliono rappresentare ai giudici dell’appello sono altri aspetti che riguardano la durata del periodo in cui sarebbero avvenuti gli episodi di violenza contro bimbi e bimbe del plesso. Secondo l’accusa l’arco temporale andrebbe da febbraio 2015 al gennaio 2016, mentre per la difesa il periodo da prendere in esame deve partire dal settembre 2015. Una compressione significativa.

Altro motivo d’appello è il mancato accoglimento della richiesta di patteggiamento che per la difesa poteva chiudere a due anni con la condizionale la posizione giudiziaria dell’ex educatrice. E, infine, viene contestata una pena base troppo alta e la mancata concessione delle attenuanti generiche.

Tecnicismi per i non addetti ai lavori, ma passaggi cruciali nei destini processuali che possono voler dire sostanziose riduzioni di pena.

A sostegno di uno sconto di pena viene citato anche il comportamento in giudizio dell’imputata che fin da subito «ammise che i fatti si collocavano in un contesta di particolare condizione di stress o disagio in cui da qualche tempo la Ori di trovava e, per questo, si vedeva costretta a rivolgersi alle cure di uno psicologo».

Non si sottraggono i legali a denunciare le «numerose intemperanze che alcuni tra i genitori delle persone offese hanno posto in essere nei confronti della Ori anche durante lo svolgimento dell’istruttoria dibattimentale e di cui appare evidente il rilievo penale».

Ci sono i filmati a raccontare gli schiaffi e le mani alzate sui piccoli del nido, sgridati per niente e mortificati senza un motivo. Comportamenti non negati a priori dalle due imputate, anche se ridimensionati al momento delle dichiarazioni in aula. Ora la parola alla Corte d’Appello. —



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