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la replica 

«A San Rossore progetti di recupero e sviluppo»

«A San Rossore progetti di recupero e sviluppo»

Maffei Cardellini risponde alle critiche di Silvia Noferi (M5S): «Considerazioni frutto di una conoscenza superficiale»

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PISA. «Siamo contenti che la consigliera regionale Silvia Noferi abbia deciso di visitare la Tenuta di San Rossore. Ci spiace invece che le sue considerazioni siano frutto di una superficiale conoscenza del luogo, nonostante le avessimo rinnovato più volte la nostra disponibilità a illustrarle la situazione», così replica il presidente dell’Ente Parco, Giovanni Maffei Cardellini, alle critiche dell’esponente del M5S. «Anzitutto San Rossore, una delle sette Tenute del Parco, non va considerata alla stregua di un parco urbano – continua Cardellini –. Così quando un albero cade nel bosco non va assolutamente rimosso, ma deve rimanere per alimentare il sottobosco. In questo contesto abbiamo in corso un progetto europeo che punta alla variabilità genetica per rendere le foreste più forti e resistenti ai cambiamenti climatici, dai forti venti che si presentano sempre più spesso al Matsucoccus che colpisce il pino marittimo».

«Per quanto riguarda le spiagge di San Rossore, di cui si lamenta la scarsa accessibilità, ricordiamo – aggiunge – che si tratta di una riserva naturale e che quindi sono visitabili solo con un’escursione organizzata con guida ambientale. I rifiuti che vi si trovano sono quelli continuamente portati in mare dai fiumi, per cui le nostre azioni di pulizia vengono spesso vanificate in poco tempo: qui la soluzione è una maggiore depurazione e meno abbandono di rifiuti a monte, facendo anche un’importante opera di sensibilizzazione della cittadinanza al riguardo. Specifichiamo invece che gli elementi naturali presenti sulle spiagge, come rami e alberi, non vanno assolutamente rimossi perché contribuiscono al mantenimento e allo sviluppo dell’ecosistema dunale».

«Riguardo alla questione degli immobili – dice Maffei Cardellini – le costruzioni dentro San Rossore sono frutto di un passato durante il quale questi cascinali erano vissuti dai tanti dipendenti che lavoravano prima per il Re e poi per il Presidente. La Palazzina che viene citata, per esempio, è in cattive condizioni e non utilizzata da decenni, da prima che la Tenuta passasse alla Regione. Con questa amministrazione, e con i direttori Giunta prima e Gaddi ora, l’Ente ha messo a posto i bilanci e iniziato a reinvestire nella manutenzione e nei restauri. La Chiesa di San Lussorio è stata rinnovata l’anno scorso e alla Villa del Gombo i lavori sono in corso, manca solo il restauro delle parti lignee e delle cucine: a breve sarà visitabile e disponibile per mostre ed eventi di livello. Stiamo rifacendo i tetti di Cascine Nuove. A Piaggerta, negli immobili restaurati alcuni anni fa e su cui ora faremo una manutenzione dopo l’utilizzo per l’ospitalità ai migranti, nascerà il primo nucleo della “Comunità Agricola 4.0” . L’ambizione è che il progetto funzioni bene e che successivamente la Palazzina diventi il centro di questo nuovo modo di vivere la Tenuta, dopo aver trovato le risorse per il recupero. Tutto questo seguendo le indicazioni del masterplan che abbiamo commissionato perché ogni intervento di recupero e restauro segua una visione strategica del Parco, un’idea del Parco del futuro». —

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