Sicurezza
Condannata per omicidio ex anestesista di Cisanello
Fratello ucciso per l’eredità: pena di 15 anni
PISA. Condannata a 15 anni per omicidio volontario e falso in testamento, l’ex anestesista della rianimazione di Cisanello Marzia Corini, 56 anni, accusata di aver ucciso il fratello, l’avvocato Marco Valerio in fase terminale per tumore, con una overdose di Midazolam, un forte sedativo.
Lo ha deciso dopo quattro ore di camera di consiglio la Corte d’Assise di La Spezia con una sentenza che ha riconosciuto le attenuanti generiche prevalente sulle aggravanti per Corini e la colpevolezza anche dell’avvocato Giuliana Feliciani a giudizio per falso e circonvenzione di incapace condannandola a 4 anni di reclusione. È stata decisa la confisca di 1,2 milioni di euro.
Al centro dell’inchiesta, l’importante patrimonio testamentario dell’avvocato stimato in circa tre milioni di euro.
Marco Corini morì il 25 settembre 2015, lo stesso giorno in cui aveva programmato un incontro nella sua casa di Ameglia col notaio, per precisare le sue volontà sul testamento. Marzia Corini ha sempre sostenuto che quel sedativo lo aveva somministrato solo alleviare le sofferenze a fronte della morte imminente del fratello e nel rispetto dei protocolli sanitari.
Per il pubblico ministero Luca Monteverde, che aveva invocato 23 anni di pena, all’esito dell’inchiesta dei carabinieri, quell’atto, al contrario, fu finalizzato a impossessarsi di un milione dell’eredità dalla quale sarebbe stata altrimenti estromessa.
Secondo Procura e carabinieri la dottoressa Corini, per anni dipendente dell’Azienda ospedaliera pisana, e apprezzato medico con missioni all’estero e sui fronti di guerra, temeva di essere in qualche modo danneggiata nella spartizione dell’eredità.
Il 25 settembre 2015 infatti non è una data qualunque: proprio quel giorno l’avvocato Corini aveva appuntamento con un notaio per ridiscutere il testamento.
Giuliana Feliciani, avvocato del foro della Spezia, era stata collega di studio di Marco Corini con il quale aveva avuto anche una relazione sentimentale. Rivendicava parte del denaro incassato dal collega per le difese patrocinate nel processo sul G8 di Genova.
Dal lascito spacciato per olografo, che non è stato scritto da Marco Corini ma dalla sorella Marzia e che è stato pure modificato dopo la morte del legale, la professionista ha incassato 200 mila euro.
Per quanto riguarda l’omicidio, la tesi del pm Luca Monteverde si fondava su una intercettazione telefonica, del 21 gennaio 2016, in cui Marzia Corini confida a un’amica di aver anticipato la morte del fratello di uno o due mesi.
«La telefonata di Marzia Corini a Susanna Cacciatori del 21 gennaio 2016, dura 29 minuti ed è la confessione di un omicidio volontario. Usa lei il termine, è volontario e non preterintenzionale» aveva affermato nella sua requisitoria il pm. Che la telefonata sia una confessione ce lo conferma anche il professor Ferracuti, consulente della difesa. Ha detto che Marzia voleva apparire l’assassina del fratello tanto da scaturire il ribrezzo nella sua interlocutrice. Ascoltato davanti alla Corte il 28 settembre 2020, alla domanda del presidente se convenisse che quella telefonata confessasse un omicidio volontario, Ferracuti aveva risposto: ”Assolutamente”. Quindi la difesa presenta una versione diversa rispetto a quella del suo consulente. La stessa Marzia nell’udienza del 4 novembre 2019 alla mia domanda aveva risposto: “Ho voluto confessare la cosa più brutta, l’uccisione del proprio fratello”».
L’anestesista Corini era difesa dal professor Tullio Padovani e dall’avvocato Anna Francini, Feliciani dall’avvocato Valentina Antonini. Scontato l’appello dopo il deposito delle motivazioni. —
Pietro Barghigiani
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