Il Tirreno

Pisa

choc a san rossore: le indagini 

Un filmato nel box incastra l’artiere ripreso mentre usa l’accendino sul cavallo

Un filmato nel box incastra l’artiere ripreso mentre usa l’accendino sul cavallo

Lui si difende: «È stato solo un errore». I proprietari: «Nella prima dichiarazione ci ha detto che era stata una sigaretta»

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PISA. C’è un video in grado di fare chiarezza sull’episodio avvenuto martedì mattina in una scuderia dell’ippodromo di San Rossore con un cavallo rimasto vittima di ustioni.

Una sequenza di immagini capace di accreditare l’ipotesi della volontarietà del gesto da parte dell’ex fantino, ora artiere, ai danni dell’animale di proprietà di allevatori professionisti di Bibbona.

Il materiale è a disposizione dei carabinieri e dei vertici della società Alfea che gestisce l’ippodromo.

Oltre alle testimonianze di chi è intervenuto, il documento visivo è uno degli elementi più solidi a riscontro della tesi del dolo per spiegare una vicenda che ha scosso il mondo dell’ippica pisana.

L’animale sta bene, anche se le bruciature tra collo e parte del petto sono ancora visibili. Le cure prestate dal vicino day hospital sono state sufficienti a limitare i danni causati da una vampata di pochi secondi che ha provocato un’ustione i cui effetti adesso sono visibili con la pelle dell’animale che cade a brandelli.

Dopo aver ricevuto anche minacce di morte via social, ieri mattina Cristiano Di Stasio, 33 anni, origini romane e residenza pisana, ha affidato a Facebook la sua difesa: «Scusate il mio silenzio. Non sono né scappato, né sono latitante come tanti di voi scrivono senza sapere. Ero e sono soltanto ancora molto scosso per quello che è successo. Sono nato in mezzo e con i cavalli e mai mi sarebbe passato per la testa di fare di proposito un’azione del genere. Sono consapevole di aver sbagliato, di aver con leggerezza commesso un errore di negligenza. Sono uno stupido e non avrei dovuto scherzare con un accendino vicino ad un animale, ora lo so, ma quante cose stupide facciamo senza pensare alle conseguenze? Certo questa non è una scusante, so da me l’errore e sono pronto a pagare per questo. Sono notti che non riesco a dormire, a mangiare, sto male, rivedo la scena nella mia testa più e più volte. Non è vero che ho ammazzato di botte il cavallo, non è vero che ho cosparso il box di alcol, non è vero che ho messo fuoco volontariamente al cavallo».

Il racconto prosegue con gli attimi che hanno preceduto le ustioni accompagnati all’ammissione di un’evidente negligenza per un comportamento che lo ha messo in ombra tra gli addetti ai lavori. E di fatto fuori dalla scuderia per la quale lavorava.

«Eravamo appena tornati dall’uscita e come sempre quando piove ho passato con una spugna sul cavallo l’alcol per farlo asciugare prima, metodo che usiamo sempre, nulla di nuovo, né un’idea campata per aria – prosegue l’artiere –. La mia stupidità e ingenuità in quel momento è stata di mettermi a giocare con un accendino subito dopo, vicino al cavallo. Mai avrei dovuto farlo, avrei dovuto pensarci, lo so. Me lo ripeto in continuazione. È stata solo stupida negligenza, ma a rimetterci è stato il cavallo. Che per fortuna ad oggi so che sta un po’ meglio, unica cosa che mi rasserena un po’. Non ho risposto alle mille chiamate, messaggi, accuse e minacce di morte, e continuerò a non farlo. Non ho proprio voglia di combattere una battaglia inutile, sono molto demoralizzato di mio, ma scrivo queste righe per spiegarvi che non sono la persona orribile che descrivete, che sono consapevole da me della cavolata fatta e che sono pronto a pagare per l’errore».

Dopo l’episodio il proprietario del cavallo ha allontanato Di Stasio dalla scuderia.

«Non so cosa farò adesso, spero ci sia modo di chiarire – spiega al Tirreno –. I cavalli sono la mia vita insieme alla gioia di mio figlio. Non potrei mai far loro del male».

La versione fornita a mezzo social da Di Stasio, ex fantino con un certo successo e poi artiere dopo un serio infortunio subìto durante una gara, non convince affatto la proprietà dell’animale, gli allevatori Denis Grilli e Francesca Gori.

«Mio marito si è allontanato per prendere un caffè – spiega Francesca Gori dell’azienda agricola “La Ciprea” di Bibbona –. Quando è tornato al box ha sentito odore di bruciato e visto il cavallo con le ustioni. Lo avevano già salvato alcuni ragazzi che erano lì pronti a intervenire con le sistole. L’artiere si è giustificato con mio marito dicendo che era stata una sigaretta, un fatto accidentale. Ora leggo su Facebook che parla di accendino, peraltro lui non fuma, che ha chiesto ad altri. Sapevamo che lui non amava quell’esemplare. Lo abbiamo sempre aiutato, soprattutto quando era in difficoltà. Ma adesso non accettiamo simili scuse per un episodio che non ha avuto conseguenze più serie solo per l’intervento provvidenziale di altri artieri».

Non c’è solo la rabbia per le lesioni al giovane cavallo ancora in formazione nello stato d’animo della coppia.

È l’idea che il mondo dell’ippica finisca al centro dell’attenzione della cronaca per le violenze agli animali che non viene accettata da Grilli e Gori. «Ci alziamo alle 5 e lavoriamo tutto il giorno per il bene dei cavalli – sottolinea la proprietaria –. Non è giusto che si critichi il nostro ambiente e non va bene che un episodio danneggi tutti. Non auguriamo la morte a nessuno, sia chiaro. Sono allevatrice e quel cavallo mi è nato tra le mani. Quando smettono di correre cerco sempre una sistemazione adeguata e faccio i contratti con l’avvocato imponendo che questi cavalli devono fare solo le passeggiate, altrimenti non li vendo. Più di così non so come volergli bene». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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di Redazione web