Il Tirreno

Pisa

la storia 

Per 50 anni ha messo da parte pezzi d’alabastro per la “sua” Torre di Pisa

Sara Venchiarutti
Bruno Marconato accanto alla sua realizzazione
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Bruno Marconato accanto alla sua realizzazione

L’impresa dell’artigiano 76enne Bruno Marconato di Pontasserchio: il monumento ha un’altezza di ben 1,80 metri

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SAN GIULIANO. Fino a giovedì 13 maggio nessuno aveva sospettato nulla. Poi, quando un nipote si è trovato di fronte a una riproduzione dettagliata e a grandezza d’uomo della Torre di Pisa, interamente in alabastro, hanno tutti capito a che cosa stava lavorando da mesi l’artigiano 76enne Bruno Marconato nella sua bottega di Pontasserchio, a pochi chilometri da casa, a Sant’Andrea in Pescaiola. Non certo a una Torre in miniatura, vista la (considerevole) altezza di ben 1,80 metri, un diametro che va dai 56 ai 52 centimetri e un peso che arriva sicuramente ai 2 quintali e 30. Tutto lavorato a mano o al tornio (per le superfici circolari). Un progetto, questo, che il signor Bruno aveva in mente almeno dagli anni Settanta e che ha tutto il sapore di quei sogni che, resistenti al tempo, trovano sempre il modo di affiorare. E così in effetti è stato. «Per 50 anni, giorno dopo giorno, ho messo da parte riserve e pezzi in avanzo di alabastro italiano per poter realizzare un giorno la mia idea», racconta l’artigiano. «Ormai questo tipo di pietra è introvabile perché dagli anni Ottanta tutte le cave in Italia sono chiuse. Ora gli alabastrai lavorano per la maggior parte con materiale spagnolo, che secondo me, oltre a essere diverso, ha qualcosa in meno rispetto a quello italiano».

Così, quelli che a un osservatore potevano sembrare soltanto dei blocchi di alabastro in un angolo della bottega, erano già pronti a dare vita a qualcosa di bello. Mancava solo l’occasione. «Faccio questo mestiere dal 1967 – spiega il signor Bruno – ma ho potuto mettere mano al progetto soltanto con l’arrivo del Covid, quando è cominciato a mancare il lavoro. Così ho avuto quello che mi mancava da 50 anni: il tempo. Senza il periodo di chiusure non so se ce l’avrei fatta. Per questo progetto, diverso dalle torri in miniatura “commerciali” che ho realizzato nel corso degli anni, ci vuole una continuità impossibile da garantire normalmente».

Il ritmo è serrato: dal lunedì al sabato, per un intero anno, da maggio dell’anno scorso fino a qualche giorno fa. Ma niente a confronto della «grande soddisfazione provata nel vedere l’opera conclusa». Una torre in cui l’abilità manuale si accompagna alla pazienza di costruire anche il più piccolo dettaglio. «E ci vuole anche molta attenzione, perché se sbagli si butta via tutto. La pietra mica si riappiccica», sottolinea l’artigiano. «La Torre adesso è assemblata, ma si compone da varie parti smontabili: oltre alla base e al catino, la struttura è formata da 6 piani, ognuno con 30 colonne e relativi capitelli, a cui ho lavorato manualmente a uno a uno. Si arriva così alla cella campanaria: per realizzarla mi ci sono voluti 2 mesi, ma è un gioiellino. La difficoltà qui è mantenere correttamente l’alternanza tra le parti bianche e quelle più scure». Intanto, continua, «si parte dal disegno con tutte le proporzioni (rispetto al modello la scala è 1 a 3). Poi l’alabastro viene marmorizzato per renderlo opaco. E nel corso del lavoro è fondamentale mantenere l’inclinazione in base alla circonferenza». E oltre ai mosaici e alle decorazioni, fedeli all'originale, non mancano nemmeno la porta, che tra l’altro si apre («mi ci sono divertito», assicura il signor Bruno) e ovviamente l’inconfondibile inclinazione (per la torre di alabastro è di poco minore a quella reale) che tutto il mondo invidia.
 

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