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Pisa, le palestre sono pronte al via ma c’è sempre il rebus rimborsi

Renata Viola
Pisa, le palestre sono pronte al via ma c’è sempre il rebus rimborsi

Marsella (Zone): «Non ci aspettiamo grandi numeri». Bufalini (Twenty): «Investiti 350mila euro per chiudere dopo 4 mesi»

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Renata Viola

Pisa. Il ritorno in zona gialla consente la riapertura delle palestre, come da decreto legge del 22 aprile scorso, a partire dal 1° giugno. Una liberazione per i praticanti e una nuova sfida per gli operatori del settore del fitness e del wellness, tra i più colpiti dalla crisi pandemica. Sebbene nel periodo estivo l'utenza sia tradizionalmente meno attratta dalla pratica sportiva indoor, per i gestori che hanno deciso di riaprire non è questa l'unica incertezza. Richiudere se si ritorna in zona arancione, invece, è una prima certezza. Ma ciò che non è (ancora) chiaro tra le linee guida è se poter utilizzare docce e spogliatoi, né se gli utenti potranno frequentare corsi collettivi o, perlomeno, il tetto massimo dei partecipanti. Se i protocolli di distanziamento e sanificazione degli attrezzi, insieme agli ingressi contingentati tramite app, sono ormai pratiche acquisite fin dallo scorso anno, non è facile invece prevedere il comportamento degli operatori del fitness dal punto di vista gestionale. Chi torna ad allenarsi lo fa gratuitamente, usufruendo dell'abbonamento inutilizzato o deve iscriversi di nuovo?

«La questione dei rimborsi – spiega Jonathan Marsella, responsabile marketing di Zone, palestra di Ospedaletto – è più che mai aperta. Lo scorso anno veniva demandato ai centri l'offerta dell'opzione voucher o l'allungamento dell'abbonamento. Attualmente, con il protrarsi della chiusura, non esiste un criterio univoco: dopo otto mesi di inattività se bisogna rimborsare i clienti significa non guadagnare e così è difficile restare aperti. È necessario – conclude Marsella – un meccanismo equo che garantisca sia il cliente che la sopravvivenza economica dei centri, che prescinda dalla discrezionalità degli stessi».

Ma cosa si aspettano da questa apertura tardiva gli operatori? «È tutta un' incognita, c'è voglia di tornare ad allenarsi – dice Matilde Pacchini, responsabile di Body Center –. È un momento in cui si dà priorità alle vacanze. Ci aspettiamo un ritorno dei nostri clienti ma non grandi numeri, e non saranno certo sufficienti a bilanciare perdite (almeno un 70%) dovute alla prolungata chiusura. In tanti hanno seguito i nostri allenamenti online e video-corsi registrati tramite app, ma dopo un bel successo iniziale l'entusiasmo da fitness domestico è scemato».

Resilienza è stata nei mesi scorsi la parola d'ordine di Francesca Bufalini, responsabile di Twenty, il centro wellness di via Croce –. Il centro ha chiuso dopo soli quattro mesi di attività a fronte di un investimento di circa 350mila euro. E ci si è messa anche la burocrazia. La mia attività è una srl, non è annoverata né come centro estetico, né come medicale, altrimenti avrei già riaperto – denuncia Bufalini –. Mi sento beffata, trovo assurdo che proprio io non lavori dal momento che nel centro ci sono ben tre ozonizzatori per purificare l’aria, due vasistas aperte, tutti i locali igienizzati e sanificati, e lavoriamo da sempre su appuntamento, in regime “one to one”. I nostri spogliatoi sono personali. Inoltre più di tre persone in palestra non possono accedere».

Nel frattempo Bufalini, che è anche coach e formatore, ha rilevato il marchio Twenty, diversificando la sua strategia: vende il progetto e la filosofia di Twenty, chiavi in mano. Da esportare in altre regioni d'Italia, filosofia e businness, tutto compreso. Investitori cercasi. —© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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