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Pisa

Coronavirus, l’allarme di Gelli e Menichetti: «La riapertura è un azzardo»

Il primario di Malattie Infettive a Cisanello, Francesco Menichetti
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Il primario di Malattie Infettive a Cisanello, Francesco Menichetti

L’infettivologo di Cisanello: «Spero che abbiano fatto bene i calcoli». Per il coordinatore dell’unità di crisi il rischio è che tra poco ci sia un’altra chiusura

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PISA. «Ha stentato abbastanza a decollare, sia in Italia che in Toscana, ma ora finalmente dalla campagna vaccinale arrivano i primi segnali positivi: l’autunno potrebbe essere all’insegna della normalità».

Non è domani, insomma, che usciremo dalla pandemia, «ma cominciamo a intravedere la luce alla fine del tunnel», ha sottolineato il professor Francesco Menichetti, primario di Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliera Pisana e in prima linea nella lotta al Covid-19 da oltre un anno. A patto, però, che si verifichino alcune condizioni: «Intanto che si riesca a vaccinare e mettere in sicurezza i grandi anziani e le persone più vulnerabili, cosa che dovremmo riuscire a fare entro la fine di maggio, e che i comportamenti di noi tutti tengano conto che non ne siamo ancora fuori», ha spiegato nell’incontro pubblico online “Vaccini: a che punto siamo?’’, organizzato dalle Acli provinciali in collaborazione con il Centro studi “I Cappuccini”, la cooperativa Aforisma, Balobasha, il “Punto Famiglia” e i circoli San Prospero e Il Punto, e coordinato dal dottor Alessandro Cipriano, medico del pronto soccorso dell’Azienda Ospedaliera, e a cui hanno partecipato anche Federico Gelli, ex deputato Pd, coordinatore dell’unità di crisi dell’Asl Toscana Centro per l’emergenza pandemica e presidente della Fondazione “Italia in Salute”, e Nicoletta Dentico, responsabile del programma di salute globale di Society for International Development.

Il professor Menichetti è preoccupato dalle riaperture del 26 aprile scorso: «Si è detto che si è e trattato di un rischio ragionato – ha chiosato –: spero che abbiano fatto bene i calcoli». Sul punto è stato ancora più esplicito Federico Gelli: «Questa apertura è stata un azzardo – ha detto senza mezzi termini –. Rischio calcolato? Non vorrei che avessero davvero sbagliato i conti, temo che al massimo fra un mese si rischi una nuova chiusura». È vero, infatti, che «ora siamo di fronte a una fase discendente della curva pandemica, però – ha ribadito – per dare un dato, solo nell’Asl Toscana Centro ci sono ancora più di mille persone ricoverate per Covid». Insomma, «non siamo ancora fuori pericolo e sono fortemente preoccupato dai fatti degli ultimi giorni, a partire dai 30mila in centro a Milano per festeggiare lo scudetto dell’Inter».

Da qui la domanda: «Quante vite umane in più avremmo potuto salvare se, invece di riaprire il 26 aprile, lo avessimo fatto a metà maggio, sfruttando l’incremento delle vaccinazioni e l’abbassarsi della curva pandemica? In questo modo – ha spiegato Gelli – ci saremmo potuti preparare meglio all’estate, scongiurando grandemente il rischio di nuove chiusure».

In ogni caso anche per Gelli si comincia a intravedere la luce alla fine del tunnel: «Se in Toscana arriviamo a 44mila dosi giornaliere, entro giugno riusciremo a coprire tutti gli “over 60” e le categorie vulnerabili – ha concluso –: mantenendo questi ritmi è probabile che per ottobre si raggiunga la copertura». Una mano in tal senso potrebbe arrivare anche dai circoli Acli: «Le nostre sedi sono a disposizione per la somministrazione dei vaccini – ha detto il presidente delle Acli provinciali di Pisa Paolo Martinelli –: rinnovo la disponibilità data nei giorni scorsi dal livello regionale dell’associazione nella convinzione che possano essere una risorsa importante per imprimere una svolta al programma d’immunizzazione della Toscana e per raggiungere più persone possibili dato che siamo diffusi in tutto il territorio e abbiamo sedi già predisposti secondo i protocolli anti-Covid, spesso con aree esterne e dotate di pannelli di plexiglass, gel igienizzanti e prodotti sanificanti certificati». Ad ampliare lo sguardo, invece, ha provveduto Nicoletta Dentico: «Nel nostro sovranismo sanitario non abbiamo ancora capito che ogni Stato non può uscire da solo dalla pandemia e che potremo farlo solo sconfiggendo il virus su tutto il pianeta. Invece accade l’esatto contrario: ci sono 150 Paesi che stanno chiedendo di sospendere temporaneamente i diritti di proprietà intellettuale sui vaccini per favorire la più estesa copertura vaccinale possibile, cosa consentita anche dall’Organizzazione mondiale per il commercio, e sette o otto Paesi che si oppongono e per ora la stanno avendo vinta». —

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