Sicurezza
«Rimanete chiusi per solidarietà verso chi non ha posti all’aperto»
Tni Horeca Pisa promuove la protesta per la giornata di oggi. «Il governo ha creato una situazione di disparità all’interno della ristorazione»
pisa. «Domani (oggi per chi legge, ndr) restiamo chiusi in segno di solidarietà nei confronti dei colleghi che non hanno tavolini all’aperto».
È questo l’appello lanciato da Luca Micheletti, direttore provinciale di Tni Horeca Pisa, sotto l’hashtag #noisiamosolidali, affinché chi ha spazi fuori incroci le braccia e si faccia portavoce di una situazione che crea disparità di trattamento all'interno della ristorazione. Tra Pisa e provincia Tni Horeca, associazione di categoria costituita lo scorso anno per portare all’attenzione delle istituzioni le difficoltà che il settore sta vivendo a causa del Covid, raggruppa un’ottantina di ristoratori ed è a loro che il loro direttore si rivolge. «La categoria deve stare unita – afferma Micheletti –. Stiamo chiusi e chiediamo di riaprire tutti, dentro e fuori, dal 1° maggio, perché sia davvero la Festa dei lavoratori». Secondo, infatti, un sondaggio realizzato tra gli iscritti a Tni Horeca Italia, un'attività su due non potrà riaprire da oggi perché non dispone di spazi all'aperto, o perché dotata di così pochi tavolini che non è in grado di coprire le spese di apertura. Luca Micheletti, che lavora insieme al figlio Nicola, è il fondatore della Locanda Sant’Agata, noto ristorante pisano in via del Brennero nel comune di San Giuliano. Un locale dove gli spazi verdi non mancano con possibilità di pranzare e cenare all’aperto ora che la Toscana è tornata in zona gialla. «Ma un locale come il mio – afferma Micheletti – non rappresenta la regola. Molti colleghi che operano in centri storici non hanno alcuna possibilità di allestire tavoli all’aperto e quindi non hanno nessuna possibilità di ripartire. Una scelta, quella fatta dal governo, che ritengo fortemente ingiusta e punitiva verso una categoria come la nostra che ha pagato, e sta pagando, un prezzo altissimo a causa di questa pandemia. Nei mesi scorsi ci siamo adeguati alle normative in materia di sicurezza, acquistando barriere in plexiglass e distanziando i tavoli all’interno dei locali, rinunciando a una parte degli incassi pur di lavorare, e adesso questa nuova scelta che di fatto divide la categoria: tra chi può e chi non può ripartire, mentre le problematiche restano uguali per tutti».
Da qui la proposta di Tni Italia rivolta al governo di ripartire tutti dal 1° maggio, indipendentemente dall’avere o meno tavoli all’aperto. «Tutti abbiamo bisogno di lavorare – conclude Micheletti –. La categoria sta attraversando un momento delicatissimo e anche chi può operare con coperti fuori non è detto che questo permetta di coprire i costi fissi dell’attività che continuano ad arrivare, e devono essere onorati, nonostante gli incassi inesistenti. Sono 14 mesi che aspettiamo di ripartire e lo vogliamo fare tutti insieme, senza lasciare indietro nessuno». —
Roberta Galli
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