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Pisa

i controlli

In tre prendevano il reddito di cittadinanza senza diritto: denunciati

Pietro Barghigiani
In tre prendevano il reddito di cittadinanza senza diritto: denunciati

Ricevevano i soldi nonostante fossero sottoposti a misure cautelari: in totale bonifici per 27mila euro

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PISA Uno è in carcere, un altro ai domiciliari e il terzo ha un divieto di avvicinamento nei confronti della ex. Non si conoscono, ma i tre erano uniti da condivisione sciolta di forza dai carabinieri: percepivano il reddito di cittadinanza. Soldi che non dovevano ottenere vista la loro condizione di destinatari di misure cautelari. Non sono importi di poco conto. Per un 56 enne originario di Viareggio e residente a Pisa (ai domiciliari per furto) l’importo incassato è di 9.300 euro; per un 49enne pisano (in carcere per furto) siamo a 5mila e per un 47enne di Cascina (divieto di avvicinamento) il conto sale a 13mila. I bonifici sono arrivati tra il 2019 e fino a qualche mese fa.

I controlli del nucleo dell’ispettorato del lavoro dei carabinieri di Pisa sono partiti nel momento in cui i tre hanno subìto le misure cautelari. Un accertamento a ritroso che si è concluso con la verifica dei soldi illegittimi, la denuncia per averli percepiti in maniera indebita e l’avvio delle procedure per recuperarli. Sulla carta quello che dovesse rientrare finirebbe in un fondo nato per le vittime di reati.

La condizione di destinatari di misure cautelari personali è un elemento ostativo alla concessione del beneficio. Ecco perché i controlli dei carabinieri hanno avuto come epilogo la denuncia con un’ipotesi di reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

I tre sono stati anche segnalati all’Inps per la revoca degli accrediti mensili. Non aver dichiarato di essere agli arresti o con l’obbligo di dimora al momento di presentare la domanda o non aver comunicato la situazione personale modificata una volta consegnata la richiesta del sussidio, di fatto ha messo i due nella condizione di perdere il reddito di cittadinanza. Hanno scelto il silenzio continuando a prendere le somme sapendo di non essere più legittimati a usufruire dei fondi statali. Soldi versati per mesi e anche per più di un anno per recuperare i quali partirà un’azione coattiva a carico dei tre “fraudolenti” percettori nella speranza, ancorché remota, di far rientrare in cassa quello che è uscito in modo illecito. —

 

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