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Gli studenti di nuovo in piazza «Più aule aperte a disposizione»

Sara Venchiarutti
Gli studenti di nuovo in piazza «Più aule aperte a disposizione»

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pisa. «Se la città ci vuole, ci deve ascoltare». Tornano in piazza gli studenti e le studentesse dell’Ateneo pisano con un doppio presidio (uno di fronte al Rettorato, l’altro davanti al Comune in piazza XX Settembre), organizzato nella giornata di ieri dalla lista universitaria Sinistra per. Due gli obiettivi: creare un dialogo con le istituzioni e portare avanti le rivendicazioni e le esigenze di un mondo studentesco in difficoltà. «Non diciamo di riaprire tutto e subito – precisa la studentessa Anna Fabbri di Sinistra per – ma non possiamo nemmeno lasciare tutto così com’è. Chiediamo la possibilità di svolgere esami e lauree anche in presenza e di incrementare il servizio di sportelli psicologici, ad ora insufficiente (circa 10 psicologi per 450mila iscritti), dato l’aumento delle problematiche riscontrate». C’è poi la questione delle aule studio. Sì, sono state riaperte, ma «la piattaforma così non funziona: le prenotazioni si esauriscono subito anche se poi i posti spesso restano vuoti». Altra nota dolente è la contribuzione universitaria, con «maggiorazioni anche triplicate per i fuori corso», spiega Anna, che aggiunge: «Inizialmente la protesta è nata dalla notizia sulla convenzione stipulata tra il Comune e l’Università che ha visto impiegati 80mila euro per ripulire i muri esterni dei palazzi dai graffiti. A nostro avviso questi soldi potevano essere spesi in altro modo, per esempio nel bando relativo ai dispositivi elettronici, di meno rispetto al numero degli studenti che ne aveva fatto domanda».

L’altra controparte con cui instaurare un confronto è il Comune, a cui gli studenti presentano le loro richieste: «il rinnovo della convenzione trasporti per rendere più accessibili i mezzi pubblici alla componente studentesca – elenca Sofia Testa – ma anche i contributi affitto, l'apertura delle biblioteche e la messa a disposizione di spazi pubblici per garantire un reale diritto allo studio». —

Sara Venchiarutti

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