Sicurezza
«La polizia è anche un luogo d’ascolto: bisogna prevenire»
Pisa. In attesa dell’eventuale rinvio a giudizio per gli otto minori coinvolti nell’indagine sulla chat con materiali pedopornografici e a sfondo razziale, proseguono le indagini della squadra mobile di Pisa sull’accaduto. Sono gli ultimi dettagli di un lavoro investigativo che punta anche ad aumentare la consapevolezza negli adolescenti. «La polizia è anche un luogo d’ascolto», dice il vice questore aggiunto Fabrizio Valerio Nocita, capo della squadra mobile.
Un invito importante perché, oltre agli otto indagati, in quella chat dove ci si scambiavano video e immagini raccapriccianti c’erano in tutto trenta studenti. Dunque un canale di comunicazione che parte dal dialogo in casa, tra famiglie e genitori, e che non veda la questura come un luogo da temere. «Noi siamo qua per l’ascolto e per dare un mano», ribadisce Nocita. «È importante che si capisca la gravità di quanto successo e che si riesca a intervenire per tempo. In questo come in altri casi».
La Procura per i minorenni del Tribunale di Firenze contesta (con posizioni differenziate) i reati di diffusione di materiale pedopornografico (pena da 6 a 12 anni), istigazione all’odio razziale per propaganda antisemita (fino a sei anni) e detenzione illegale di strumenti atti all’offesa (fino a due anni).
Il sesso nei materiali è abbondante. Ma viene accompagnato anche dal vilipendio della religione e all’odio antisemita. In due chat i poliziotti hanno trovato frasi inneggianti l’olocausto e “meme” raffiguranti Hitler, esaltato con frasi del tipo “Premio Nobel per la brace”. —
L.R.D.
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