Sicurezza
Orrori nella chat pedoporno, i consigli dell'investigatore: «I genitori non devono avere il timore di controllare i telefonini dei figli»
Il vice questore Nocita: «Pensare di rispettare la privacy significa esporre i ragazzi ai tranelli del web, il loro mondo virtuale»
PISA. «Ho il dubbio che non tutti abbiano capito la gravità di quello che hanno fatto». Il vice questore aggiunto Fabrizio Valerio Nocita, capo della squadra mobile, non fa solo il poliziotto. In un’inchiesta del genere non può essere tenuto separato dal contesto dell’indagine cosa può aver spinto dei ragazzini ad appassionarsi a pedopornografia, odio razziale e scene macabre che hanno messo a dura prova persino gli investigatori.
Dottore, come hanno reagito gli indagati al momento dell’avviso di chiusura delle indagini?
«Non per tutti è passato il messaggio di disvalore morale e giuridico delle loro azioni. Sono evidenti i comportamenti di disimpegno morale, l’abitudine alla violenza come stile di vita».
E i genitori?
«Evito di scendere nel dettaglio dei singoli. Diciamo che la risposta generale è stata quella di uno sgomento sincero. Sono stati spiazzati da accuse che pensavano lontane dall’idea che avevano dei loro figli. Li hanno rimproverati in modo plateale. “La polizia viene nelle vostre scuole, fa i corsi, sensibilizza su questi temi dedicandovi giornate di studio e vi comportate in questo modo?” è stato il rammarico dei genitori. Questi ragazzi non si rendono conto di quello che passa nei loro cellulari».
Sprovveduti o pensano anche di essere furbi?
«Non so. Di sicuro quando si cercano e si scambiano foto e video con atti di necrofilia, vilipendio sui cadaveri – magari sono immagini anche artefatte – si testimonia un disagio. Esiste un’assuefazione totale alla violenza che emerge dalle immagini acquisite e un’inosservanza al rispetto delle regole».
Web e cellulari sono due ingredienti micidiali per farsi del male in modo inconsapevole.
«Non solo. Il minore dimostra di non avere la percezione che sta commettendo una condotta delittuosa ed è avvezzo alla violenza. Basti pensare ai cadaveri sezionati. Si sono creati un mondo parallelo dove tutto è consentito».
Internet senza regole, né filtri per chi non ha gli strumenti di consapevolezza e senso critico.
«Purtroppo è così. Da tempo ormai il baricentro delle nostre vite è diventato il web. La pandemia lo ha radicato ancora di più, soprattutto per i ragazzi. Questo ha portato a un incremento delle frodi informatiche, delle truffe fisiche e che nascono dal web. In quell’area si sono spostati anche i reati di natura sessuale e di opinione. Gli episodi della nostra inchiesta risalgono al 2019, ma la pandemia ha esacerbato il fenomeno».
Ragazzi chiusi nelle loro cameretta o, fuori, con la testa china sul cellulare. Battaglia persa in partenza per i genitori o qualcosa si può recuperare?
«I genitori non devono avere paura di affrontare in maniera aperta l’adolescenza dei figli e le tematiche che possono essere ritenute un tabù. Uno di questi è quello di considerare un rispetto della privacy ignorare i contenuti dei telefonini dei figli. Sbagliato. Non avere la password dei cellulari è un errore. Perché nell’intendere in quel modo il rispetto della privacy significa esporre i ragazzi a una fonte di inganni enorme come il web. Se il genitore non controlla poi non percepisce, né è in grado di intercettare certi episodi. Deve essere in grado di capire qual è il disagio. I ragazzi ce l’hanno scritto in faccia. Ripeto, visto che la loro vita si è spostata nella Rete non si deve aver paura di controllare i cellulari». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Altro servizio a pag. 9
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
