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«Positivo all’etilometro per l’aspirina dopo cena» I giudici: non dimostrato
PISA. Sosteneva di aver superato i limiti dell’etilometro per effetto dell’assunzione di un’aspirina dopo cena. Una tesi che in tre gradi giudizio è stata respinta con l’ultimo rifiuto arrivato dalla Cassazione. Per un 50enne pisano la Suprema Corte la speranza di tornare in aula per un nuovo processo è svanita con il pronunciamento degli ermellini. Non ha giovato l’abitualità dell’uomo a incappare in simili violazioni essendo stato ritenuto colpevole in via definitiva tre volte per lo stesso reato. Condannato per essere stato trovato positivo all’alcoltest di notte il 3 gennaio 2016 al volante della sua utilitaria, (tasso accertato 1,08 g/l e 1,12 g/l), l’automobilista ha allegato ai suoi ricorsi un certificato medico che dava conto dell’assunzione di aspirina dopo cena. Una relazione medica «da cui si evinceva che i farmaci asseritamente assunti potevano comportare un aumento del livello ematico di alcol e un aumento del livello di alcol espulso tramite espirazione ma ha ritenuto (il giudice di primo grado, ndr), che ciò non provava né l’assunzione del farmaco, né che la causa certa del rilevato tasso alcolemico fosse riconducibile all’assunzione di esso». Al momento del controllo in strada il 50enne era stato vista guidare a zig zag. Una volta fermato aveva «occhi lucidi e alito vinoso» scrive la Cassazione. Che aggiunge: «L’onere probatorio difensivo teso a confutare l’esito positivo dell’alcotest non può considerarsi assolto con l’allegazione di certificazione medica attestante l’assunzione di farmaci idonei a influenzare l’esito del test, quando tale certificazione sia sfornita di riscontri probatori sull’effettiva assunzione del farmaco e la concreta riconducibilità del tasso alcolemico». —
P.B.
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