Trasporti
Condannati due dirigenti a risarcire il Cnr
PISA. Un rapporto professionale subordinato “mascherato” da contratti di collaborazione rinnovati nel tempo. Una situazione censurata dal Tribunale che in due gradi di giudizio ha accolto le ragioni della ricercatrice condannando il datore di lavoro a pagarle 124mila euro tra differenze retributive, risarcimento danno e oneri fiscali e contributivi.
A distanza di tempo la Corte dei conti ha chiesto un risarcimento danni a due dirigenti del Cnr, l’ente che ha sottopagato la ricercatrice.
Sono loro, secondo l’accusa, ad aver consentito il rinnovo di numerosi incarichi professionali per una persona che non era dipendente, ma lavorava e veniva utilizzata come se lo fosse. Con il dettaglio di percepire meno di quello che avrebbe dovuto e con una posizione di precarietà di cui l’organismo si sarebbe approfittato. Erano 20mila gli euro che la Procura contabile pretendeva dai due dirigenti, considerando quell’importo la quantificazione del danno erariale imputabile ai due, nonostante il sospetto che anche altri avessero della responsabilità nell’assunzione mascherata.
Entrambi hanno fatto ricorso al rito abbreviato. E così Rosario Mosello, 70 anni, di Domodossola, ha pagato 3.600 euro definendo la sua posizione. Gianniantonio Petruzzelli, 78 anni, di Pisa, ha versato 2.400 euro per chiudere il procedimento.
Il risarcimento del danno è maturato «in relazione a plurimi incarichi professionali, ritenuti conferiti in violazione delle relative norme e qualificati dai dicasteri toscani come forme elusive di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, per attività svolte tra il 2006 e il 2012» scrivono i giudici contabili.
Mosello all’epoca dei fatti era direttore dell’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Cnr, mentre Petruzzelli ricopriva il ruolo di responsabile della sede distaccata in cui la dipendente aveva svolto la propria attività lavorativa. Ritenuti responsabili della sottoscrizione dei contratti ritenuti illegittimi, i due sono stati indagati dalla Corte dei conti e con un pagamento in misura ridotta sono usciti dal processo contabile nel quale erano finiti con l’accusa di «colpa grave per aver violato le disposizioni relative alla stipulazione di incarichi professionali». —
P.B.
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