Il Tirreno

Pisa

Il giallo dell’ex Vacis

D.R.

Braccianti, promotore dell’operazione: sarebbe una beffa 

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Pisa. «L'Arpat analizzò i terreni durante alcune operazioni e dalle successive analisi i materiali stoccati sono risultati idonei. Abbiamo investito milioni per bonificare l'area, sarebbe il colmo avere a nostra insaputa utilizzato materiali inquinati».

Il mostro di cemento che un tempo caratterizzava la zona rischia adesso di essere sostituito dallo spettro inquinante dei residui delle lavorazioni delle pelli che, secondo l'accusa, sarebbero in parte finiti anche nell'area dell'ex Vacis, la zona della Darsena pisana dove da anni è in corso un maxi progetto di riqualificazione ambientale e di rigenerazione urbana che nei prossimi mesi vedrà la luce con l'inaugurazione di un nuovo centro commerciale dove si insedieranno noti marchi del bricolage, dell'arredamento e del fai-da-te e dove faranno ingresso anche centinaia di nuovi lavoratori. Un «quantitativo non determinato, ma comunque ingente» di materiale inquinato, recita l'ordinanza firmata dal gip Antonella Zatini, sarebbe stato stoccato nell'area attraverso plurimi conferimenti tra metà gennaio e l'inizio di febbraio 2019, al termine del periodo di bonifiche che hanno interessato l'intera area acquistata alcuni anni fa dalla Braccianti edilizia srl di Vicopisano per concretizzare un piano di rinascita della zona occupata un tempo dallo stabile di un'ex fabbrica dismessa. Il presunto stoccaggio di materiali altamente inquinanti nella zona rischia però di diventare un giallo. Nel febbraio 2019, la società che lavora al recupero dell'area attivò con l'Arpat le procedure di verifica sulle attività di bonifica effettuate e per il campionamento delle acque. «Durante le operazioni, i tecnici dell'Arpat estesero anche ad altri materiali gli accertamenti ed in particolare su due mucchi del cosiddetto sabbione stoccato per essere utilizzato da una ditta in appalto per coprire alcuni scavi delle tubazioni», ricorda Marco Braccianti, promotore dell’operazione di recupero dell’ex Vacis. I materiali provenivano dalla società Lerose di Pontedera e risultarono inizialmente “sospetti”. I tecnici dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale prelevarono alcuni campioni, successivamente analizzati. Dopo alcune settimane l'esito positivo all'utilizzo dei materiali. «Da verbale – prosegue Braccianti – risultano essere materiali idonei, quindi non inquinati, e l'Arpat diede il via libera. A questo punto posso dire che è stata una fortuna aver attivato quelle procedure di verifica con l'Arpat, che ha certificato anche quei terreni». —D.R.

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