Il Tirreno

Pisa

l’inchiesta della polizia 

Pisa, funzionario in cella: fascicoli sotto esame

Pietro Barghigiani
Un momento della conferenza stampa in cui è stata illustrata l'operazione che ha portato all'arresto del funzionario
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Un momento della conferenza stampa in cui è stata illustrata l'operazione che ha portato all'arresto del funzionario

Gli investigatori cercano altri riscontri dopo quelli sulle finte missioni dell’ufficiale giudiziario

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Pisa. L’arresto è servito per bloccare un’attività che per l’accusa andava avanti dal 2014. Ma l’inchiesta su Antonio Meloni, 61 anni, di Vicopisano, non è chiusa.

Non tanto per cercare eventuali complicità o negligenze nell’ufficio Unep di via Nenni. Il lavoro degli investigatori della squadra mobile si concentra ora su tutti e seimila fascicoli riconducibili all’ufficiale giudiziario in carcere da giovedì mattina. Finora gli inquirenti hanno messo insieme almeno 2.500 atti ritenuti inquinati all’opera truffaldina del dipendente nel cui passato, al tempo della pretura a Pontedera, erano già apparse tendenze al lucro nel corso dell’attività di ufficiale giudiziario.

Una scivolata dalla quale Meloni si era ripreso conservando il posto da dipendente del ministero della Giustizia.

Un incarico di responsabilità per il funzionario accusato dalla Procura di aver creato ad hoc documenti falsi per giustificare sulla carta la necessità di presentarsi su pignoramenti e sfratti quando poi non si muoveva dall’ufficio. Le indennità previste dagli accessi all’esterno andavano a integrare lo stipendio.

Un conto provvisorio per difetto quantifica in 26mila euro i soldi presi mettendo insieme i reati di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico e sostituzione di persona. L’ultima contestazione riguarda l’abilità con cui Meloni si sarebbe adeguato allo stop delle presenze negli uffici pubblici. Era lui a telefonare, spacciandosi per avvocato bisognoso di un ufficiale giudiziario. A quel punto aveva già avviato la pratica su cui costruire accessi fasulli, ma dall’indennità aggiuntiva certa.

Numerosi gli avvocati sentiti dalla polizia i cui nomi comparivano in atti di pignoramento o di sfratto. E parecchi hanno negato di aver chiesto la presenza dell’ufficiale giudiziario che su un singolo fascicolo magari faceva figurare più accessi quando in realtà ne bastava uno.

Il gip ha disposto anche il sequestro preventivo per equivalente sui conti del dipendente, la cui posizione verrà segnalata anche alla Corte dei conti con l’ipotesi di danno erariale.

Difeso dall’avvocato Andrea Di Giuliomaria, il dottor Meloni, (tra oggi e lunedì l’interrogatorio di garanzia) è rimasto in silenzio al momento dell’arresto e della perquisizione nell’ufficio con l’ulteriore sequestro di atti. Un’inchiesta nata dalla segnalazione di due colleghi che si erano accorti dell’anomalia diventata prassi per l’arrestato.

Al momento è ignota la ragione alla base dell’architettura truffaldina alimentata dal 61enne. Problemi economici, spese fuori controllo, necessità tenute nascoste alla moglie. A Vicopisano viene descritto come una persona riservata con un tenore di vita di basso profilo. Quando in Tribunale si è sparsa la voce dell’arresto di un ufficiale giudiziario parecchi avvocati hanno fatto il suo nome chiedendo una conferma scontata. —

Pietro Barghigiani

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