Attenzione
Studente morto in scooter coppia finisce davanti al giudice
Accusa di omicidio stradale per chi guidava l’auto, favoreggiamento per la compagna La Procura li vuole processare per l’incidente in cui perse la vita un 22enne di Migliarino
SAN GIULIANO. Chiesto il processo per due giovani accusati di essere coinvolti nell’incidente stradale dell’ottobre 2017 in cui perse la vita uno studente universitario di 22 anni.
È fissata a giugno l’udienza preliminare in cui sarà esaminata la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal pm Miriam Pamela Romano nei confronti di Matteo Torregiani, 34 anni, di Ariccia (Roma) accusato di omicidio stradale e Leanne Inette Columbie Izquierde, 30 anni, cubana, la fidanzata che risponde di favoreggiamento.
Ci sono due imputati nella vicenda tragica di Francesco Avino, residenza a Migliarino, volontario alla Pubblica Assistenza, Pisa al centro dei suoi studi al dipartimento di Ingegneria Edile-Architettura. Secondo la Procura Torrigiani era alla guida della Kia Sportage che la mattina del 5 ottobre 2017, intorno alle 9, sulla via Aurelia urtò o, comunque, provocò il volo sull’asfalto di Avino in sella al suo scooter Liberty. L’auto è intestata a un cubano, lo zio della compagna 30enne, anche lei originaria dell’isola caraibica, accusata di favoreggiamento dopo aver sostenuto nel corso delle sommarie informazioni con la polizia municipale di San Giuliano Terme che il fidanzato non era al volante del Suv. Nessuna contestazione al proprietario dell’auto che ha sempre affermato di non trovarsi in zona con il suo mezzo nei minuti in cui si consumò l’incidente mortale. Per la Procura Torrigiani, in transito nel Pisano durante una vacanza, se proprio non direttamente con un urto tra i veicoli, sarebbe stato, comunque, protagonista di una manovra azzardata capace di provocare la perdita di controllo del veicolo da parte di Avino o uno scarto improvviso da cui ha avuto origine una caduta rovinosa e fatale sull’asfalto. E l’auto a proseguire la sua andatura con il conducente consapevole di quello che aveva combinato. Il proprietario della Kia Sportage, all’epoca residente in Svizzera e da alcuni mesi trasferito formalmente a Cuba, non sarebbe stato alla guida dell’auto. Nella ricostruzione degli inquirenti ci sarebbe stato il fidanzato della nipote. Gli accertamenti tecnologici avevano analizzato anche il telefonino Huawei dell’indagato. Ora il passaggio davanti al gip per capire se la risposta all’incidente mortale potrà arrivare da un processo. —
Pietro Barghigiani
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