Sicurezza
Ids, sciopero di due ore contro gli esuberi legati alla cessione
PISA. Braccia incrociate e sit-in di protesta contro quello che la Fiom-Cgil definisce un «ricatto occupazionale». La proclamazione di un pacchetto di quattro ore di sciopero è stata la prima risposta dei lavoratori della Ids-Ingegneria dei sistemi all’accordo di vendita raggiunto il 31 marzo dalla società di Montacchiello con ramificazioni in tutta Italia con il possibile nuovo investitore, gruppo italiano a partecipazione pubblica che impiega migliaia di lavoratori in Italia, pronto a rilevare l’azienda. Il passaggio di proprietà è però condizionato da una clausola sospensiva relativa al ridimensionamento dell’organico del gruppo in 182 dipendenti, 27 in meno dei 209 occupati. Un piano che prevede 8 esuberi a Pisa, 13 a Roma, 3 a Napoli, 2 a Taranto e uno alla Spezia. A seguito delle assemblee dei lavoratori che si sono svolte ieri nei siti produttivi di Pisa, Napoli e Taranto, le Rsu hanno indetto quattro ore di sciopero contro quello che la Fiom-Cgil bolla come «ricatto occupazionale posto dall’azienda come condizione vincolante alla vendita», unica alternativa per strappare la società da un’annosa crisi, e contro l’accordo firmato dagli «altri sindacati in deroga al blocco dei licenziamenti».
I lavoratori si sono inoltre riuniti in presidio davanti alla sede pisana dell’azienda. «I lavoratori ritengono l’accordo sindacalmente grave in quanto lascia mano libera all’azienda di poter andare a fare pressione sui lavoratori che hanno il pieno diritto di non essere licenziati – sottolinea Massimo Braccini, segretario regionale Fiom e coordinatore nazionale Fiom del gruppo Ids –. Al tavolo manca l’acquirente, un piano industriale, l’impegno per la salvaguardia di tutte le sedi, dell’occupazione e quindi le minime garanzie sul futuro del gruppo. Appare incomprensibile come si possa essere arrivati a firmare un accordo senza garanzie». Per l’azienda e la Fim-Cisl, l’intesa prevede una riduzione d’organico che sarà gestita attraverso un processo di esodi volontari incentivati. «Di fatto – accusa la Fiom – non esiste nessuna volontarietà, sceglie l’azienda, così come ha sempre dichiarato in tutti gli incontri». –
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