Il dolore
Il commercio può ripartire tra speranze, fatica e paura
Molte critiche verso il sistema dei semafori: «Alcuni sono rimasti aperti in rosso» Il barbiere: «Chiudere attività come le nostre significa incentivare gli abusivi»
pisa. Si riapre. Oggi, finalmente, si riapre. La si può leggere in faccia, negli occhi di chi lavora ed è stato chiuso, la gioia e il sollievo di poter ripartire. Anche se sotto, come in quelle foto con gli iceberg e la punta emersa, spinge, sorda e profonda, la paura che non sarà l’ultima chiusura. Che ci sarà ancora da soffrire.
Intanto è arancione. «Sperando che questa sia davvero l’ultima ripartenza, quella definitiva – spiega Francesco Mezzolla, titolare del negozio di abbigliamento Eredi Vincenti in corso Italia e responsabile centro storico di Confesercenti Toscana Nord–, come sempre ci siamo adeguati alle restrizioni dimostrando senso di responsabilità, pur non nascondendo il nostro disappunto per le modalità di applicazione e soprattutto per gli irrisori ristori. Chiusure a volte poco comprensibili, visto che alcuni generi di abbigliamento sono rimasti aperti in zona rossa per decreto. Ma adesso è il momento di guardare al futuro. Le nostre attività – dice ancora Mezzolla – sono sicure, rispettiamo tutti i protocolli sia per i nostri dipendenti che soprattutto nei confronti dei clienti. Clienti che ci auguriamo possano tornare a muoversi in città in sicurezza per un ritorno alla normalità che non possiamo più rinviare».
Una ripartenza attesa ma più complicata invece per i centri estetici. «Siamo sicuramente contente di ripartire – dichiarano Elisa Benacquista e Elisa Peroni, titolare e dipendente del centro estetico Fair Lady in via di Pratale – ma per la nostra attività ogni ripartenza è difficile. A noi infatti non basta solo tirare su la serranda per riaprire, visto che lavoriamo su appuntamento e dobbiamo gestire tutta la clientela. Clientela che una volta avuta la notizia della zona arancione ci ha subito chiamato, per fortuna, dovendo quindi organizzare gli appuntamenti settimanali. Speriamo davvero che questa sia l’ultima ripartenza che come sempre nel nostro caso sarà in totale sicurezza e nel rispetto di tutti i protocolli sanitari».
Ripartenza anche per i parrucchieri. «Speriamo di non tornare più indietro adesso – sottolinea Fabrizio Marinari che con il figlio Michele e la moglie Alessandra Puccini gestiscono Pianeta Uomo in viale Gramsci -. Siamo ancora perplessi sulla scelta di chiuderci in zona rossa visto che lavoriamo con la massima sicurezza rispettando tutte le normative. E chi non le rispetta deve essere sanzionato. Siamo anche la categoria che più si presta in queste circostanze al lavoro abusivo, un fenomeno esploso con forza in questa lungo periodo di pandemia. Tutto questo a fronte di sostegni economici ad oggi ridicoli».
Lorenzo Mancini, barbiere di lunghissima esperienza, con un salone in via dell'Aeroporto, tira un sospiro di sollievo alla notizia che la Toscana è tornata in zona arancione. «Questo continuo passaggio da un colore all'altro crea soltanto disagio ai noi professionisti e disorientamento nei clienti, che davvero non sanno più come comportarsi. Io ho subito riaperto, ma sinceramente nei primi giorni non mi aspetto le file all'ingresso e comunque trovo profondamente ingiusto che la nostra categoria debba rimanere chiusa. Siamo capaci di lavorare nella massima garanzia dei nostri clienti, personalmente nel mio negozio utilizzo sterilizzatori, vaporizzatori e disinfettanti, e i protocolli di sicurezza che dobbiamo rispettare sono equiparabili a quelli degli studi medici. Chiudere barbieri, parrucchieri, estetiste significa incentivare il lavoro di abusivi, fenomeno più diffuso di quanto non si pensi, che in barba ad ogni norma, vanno direttamente a domicilio, con tutti i rischi che questo comporta per la salute pubblica».
Alessandro Simonelli, titolare di due ottiche, accoglie il ritorno in zona arancione solo come un piccolo bagliore di speranza: «Meglio arancioni che rosso, ma questo continuo tira e molla tra colori genera solo sconforto e rabbia. Non possiamo programmare non dico il futuro, sarebbe troppo, ma neanche l'immediato presente, e le conseguenze sul nostro lavoro sono disastrose. Davvero, non ce la facciamo più. Per questo martedì prossimo andrò a Firenze, insieme a tanti altri imprenditori pisani, a manifestare sotto il palazzo della Prefettura, per gridare che vogliamo tornare a lavorare e lo possiamo fare nella massima sicurezza, indipendentemente dalle zone. A questo, aggiungiamo disparità enormi tra categorie che possono lavorare e categorie che non possono lavorare. L'esempio dei negozi al dettaglio obbligati a restare chiusi, pur contingentando gli ingressi e al contrario supermercati lasciati aperti all'avvento di centinaia e centinaia di clienti contemporaneamente, sono esempi di quanto i criteri adottati fino ad oggi siano assurdi e ingiustificati».
Per Alberto Anichini, ambulante di lungo corso, il ritorno in zona arancione vuol dire ripartire già oggi lunedì dal mercato di Navacchio: «Che i mercati riaprano è già una notizia positiva, anche se non avverrà in tutta la provincia. E proprio per questo dico che non c'è da stare allegri. Se si dovesse tornare in zona rossa i mercati devono restare aperti a pieno organico, perché la nostra categoria esercita all'aria aperta, dove è molto più difficile contagiarsi, rispetto ai luoghi chiusi dove sappiamo che sono state vendute anche cose non autorizzate dai Dcpm. Siamo stati penalizzati e discriminati in maniera impressionante, soprattutto rispetto alla grande distribuzione. Tanta gente ha ancora paura a spostarsi e noi ambulanti veniamo da un anno tremendo: siamo stati chiusi per tre mesi la primavera scorsa, poi ancora a Natale, adesso di nuovo nell'ultima Pasqua. Intanto mi aspetto suoli pubblici gratuiti per tutto l'anno e poi vediamo». —
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