Sicurezza
Mancano gli infermieri in vista della partenza dei centri vaccinali
pisa. Una premessa è d’obbligo: tutto dipenderà da quante (e quando) dosi vaccinali arriveranno in Regione. Detto questo, Pisa e provincia non possono nemmeno farsi trovare impreparate quando comincerà la tanto sperata accelerazione della campagna vaccinale, per ora solo nei piani di governo, fino all’ambita quota nazionale di 500mila dosi al giorno. Ma l’area pisana riuscirebbe a sostenere un ritmo che, sul territorio, si tradurrebbe in circa 2.500-3mila somministrazioni giornaliere?
A chiederselo, dati alla mano, è la Cgil locale: per tenere il passo «Pisa e provincia dovrebbero effettuare al giorno lo stesso numero di vaccini che ad ora vengono raggiunti settimanalmente», spiega Maria Borsò della Cgil confederale. «Per questo, dosi permettendo, è necessario accelerare il ritmo delle somministrazioni. Ma per farlo occorrono le strutture e ingenti forze di personale».
Se infatti da lunedì prossimo partirà l’hub a Ospedaletto, seguito da quello di Pontedera (zona Cineplex), ciò che preoccupa il sindacato è la quantità, ritenuta insufficiente, del personale. Anche perché, sottolinea Mario Di Maio, segretario della Funzione pubblica (Fp Cgil Pisa) per la sanità, i percorsi nei due hub, dall’accoglienza fino al post vaccino, prevedono una serie di step che necessitano di un numero adeguato di personale. «Ad ora – continua Di Maio – le forze messe in campo, soprattutto per gli infermieri, sono impietose. Da un lato verranno reimpiegati i soggetti già attivi nei distretti, che verranno chiusi contestualmente all’apertura degli hub. Il personale restante verrà recuperato attraverso la richiesta di attivarsi con orario straordinario e aggiuntivo rispetto al turno istituzionale (si stanno testando circa 500 ore mensili totali). Ben remunerato, certo, ma che porta ad un carico di lavoro eccessivo. Tanto più che stiamo registrando un aumento dello stress lavorativo e di cedimento psicologico».
Guardando sempre all’obiettivo, il sindacato ha calcolato che per Pisa e provincia servirebbero dai 20 ai 40 infermieri, a seconda della durata dei turni. Per ora però la disponibilità, soltanto nei tre distretti di Pisa, è di 8 infermieri.
«Chiediamo quindi – prosegue Di Maio – di attivarsi per incrementare il personale con forze nuove, oltre a un maggiore coinvolgimento di altri soggetti. La vaccinazione si protrarrà nel tempo e serve un’organizzazione strutturale».
A questo si aggiunge poi il nodo dell’organizzazione, dalla trasparenza delle informazioni al divario tecnologico che colpisce soprattutto le categorie più anziane e, in generale, chi è escluso dall’accesso al digitale. Sono già 20 i comuni (su 37) che a livello provinciale hanno accolto la proposta della Cgil pisana di attivare servizi per aiutare le persone a prenotarsi. «In più – fa sapere Paolo Graziani, segretario generale del sindacato pensionati (Spi Cgil) – proponiamo di far chiamare chi si deve vaccinare direttamente dalle strutture prendendo come riferimento le classi d’età, eliminando così ritardi per carenze informatiche o perché non si è subito informati dell’apertura delle prenotazioni». —
Sara Venchiarutti
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