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Pisa

operazione antimafia in lombardia 

False fatture nella frode al fisco per 160 milioni: pisano finisce in cella

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PISA. Un pisano al centro di un’inchiesta in cui viene contestata l’emissione di false fatture per decine di milioni di euro.

Alessandro Magnozzi, 53 anni, pisano di origine e di residenza fino a qualche anno fa, è in un carcere in Lombardia con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, estorsione, usura e auto-riciclaggio. Per la Guardia di finanza e la Direzione investigativa antimafia di Milano sono coinvolte anche alcune famiglie legate alla ’ndrangheta. Magnozzi ha chiesto di uscire dal carcere e di andare agli arresti domiciliari perché sostiene che nel carcere di Voghera è a rischio Covid. La Cassazione ha respinto il ricorso. Passando all’inchiesta le indagini hanno consentito di scoprire una “frode carosello” all’Iva nel settore delle telecomunicazioni, attuata mediante l’utilizzo di una fitta rete di società “cartiere” e “filtro”, con sedi in Paesi Ue ed extra Ue, intestate a prestanome con precedenti anche per associazione di stampo mafioso e traffico di stupefacenti. Il meccanismo di frode ha consentito al gruppo di evadere dal 2015 al 2018, oltre 160 milioni di euro, le imposte ai fini Iva e Ires per oltre 34 milioni di euro. Oltre al ruolo di Magnozzi, amministratore della Nts srl e di fatto anche di un reticolo di società “cartiere”, emergono pure i racconti di una serie di imprenditori vittime di usura. Sarebbe stato proprio lo stesso Magnozzi, stando agli atti, ad individuare le persone da “strozzare” con prestiti, perché versavano «in difficoltà economiche». Dalle indagini emergerebbero anche i rapporti tra Magnozzi e il clan della ‘ndrangheta, radicato a Milano, dei Bruzzaniti inserito nella “cosca dei Morabito-Palamara-Bruzzaniti”. —

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