La manifestazione
«Ora basta, torniamo in aula: questa non è scuola»
Amanda Fincatti
pisa. Nuove mobilitazioni in tutta Italia, nella giornata di ieri, organizzate dal movimento Priorità alla Scuola che continua a premere sulla necessità del ritorno immediato alla didattica in presenza per tutti i livelli scolastici. A Pisa gli insegnanti si sono riuniti davanti ai cancelli dell’istituto comprensivo Fucini insieme a genitori e ragazzi che hanno aderito alla manifestazione per esigere la riapertura di tutte le scuole dal 7 aprile. «Insegnanti in cerca di alunni in carne e ossa», «Liberateci dalla DaD», «Scuole chiuse uguale futuro rubato» erano alcune delle frasi sui loro cartelloni e striscioni. In concomitanza dell’ultimo giorno di lezione prima delle vacanze pasquali, le proteste nei confronti della Didattica a Distanza non danno segno di arresto. In attesa che il governo destini una consistente parte del Recovery Plan per il rilancio della scuola pubblica, i manifestanti si augurano che quello di ieri sia stato l’ultimo giorno di dad per asili, scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado. «In Toscana siamo stati fortunati rispetto ad altre regioni, abbiamo avuto pochi giorni di chiusura, tranne per il caso delle superiori che sono state chiuse più a lungo e che continuano con le lezioni in presenza ridotte al 50 per cento», ha osservato l’insegnante e attivista del movimento Carola Pagani. «Tuttavia ci sono casi in Italia in cui gli alunni non vanno a scuola da settembre. La scuola – continua l’insegnante – non può essere il luogo dove risolvere i problemi della pandemia. L’istruzione è un diritto fondamentale, i ragazzi hanno diritto alla socialità e noi insegnanti rivogliamo il nostro diritto al lavoro. Con la dad non c’è nessun tipo di apprendimento, nessun tipo di scambio neanche di crescita». I ragazzi e le ragazze più grandi, da un anno, si recano a scuola due o tre volte a settimana. Per il resto dei giorni passano mattina e pomeriggio davanti allo schermo. Sono comprensibilmente stanchi della mancanza di spazi adatti e sicuri dove poter condividere a pieno le esperienze di cui hanno bisogno. Nella qualità di insegnante e di madre di un ragazzo delle superiori, Mariagiovanna Vitale è convinta che quel che è stato tolto a loro non verrà mai restituito. «La mancanza di contatto con i compagni di classe, la riduzione di programmi come quello alternanza scuola lavoro, le gite e i laboratori dimostrano gli svolti negativi della dad. Ringrazio gli insegnanti che con un impegno fuori dal normale fanno il loro possibile, ma chiaramente questa non è la scuola». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
