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Prendeva soldi dalle borseggiatrici per non bloccarle: parà condannato

Pietro Barghigiani
Fuoristrada dell’esercito di “Strade sicure” in piazza dei Miracoli
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Fuoristrada dell’esercito di “Strade sicure” in piazza dei Miracoli

Pisa, la Corte dei conti: «Risarcisca il ministero della difesa» 

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PISA. La tariffa per non vedere al massimo era di 35 euro. Lui, in mimetica, doveva allontanare le borseggiatrici da piazza dei Miracoli. Loro, le ragazzine, spesso minorenni, infilavano le banconote in un pacchetto di sigarette e quando lui apriva le borse per un controlli farlocco prendeva i soldi e le lasciava in zona.

Non avrebbe incassato neanche 200 euro, l’allora caporal maggiore Emanuele Lo Presti, 36 anni, di Trapani, in servizio al Capar di Gello.

Condannato in abbreviato nel marzo 2018 a due anni (pena definitiva) per corruzione per un atto contrario a dovere d’ufficio, l’ex parà ora viene condannato dalla Corte dei conti a risarcire il danno d’immagine arrecato alle istituzioni. Dovrà versare 2.500 euro al ministero della Difesa.

Era impegnato nel servizio “Strade sicure” con il compito, tra l’altro, di allontanare le persone sospette, come le borseggiatrici, da piazza dei Miracoli, abusando del proprio potere. Reo confesso, l’ex parà prendeva soldi per non mandarle via. «La prova è stata raggiunta, in ordine alla dazione del denaro, da parte delle rom nonché e dal convenuto che, pienamente consapevole degli accadimenti, ebbe modo, dapprima di riferire al collega, nell’imminenza dei fatti, mostrando il provento illecito (35 euro ripiegati in un pacchetto di sigarette) e per spiegare l’accaduto, “queste ragazze sono sempre presenti sul posto, pertanto, qualcuno deve poter mangiare” e, successivamente, di confessare l’accaduto ad un superiore» scrive la Corte dei conti.

È emerso anche che Lo Presti sia stato e riconosciuto dalle ragazze rom sentite sul posto, dal momento che una di queste aveva avuto modo di dichiarare al collega di turno, indicando proprio il Lo Presti, «lui è quello che ci chiede i soldi». Il 36enne trapanese aveva confessato la storia al collega che aveva registrato la conversazione. Avrebbe ammesso solo un episodio, ma livello penale le contestazioni sono state diverse. Alla fine per una cifra complessiva di 180 circa che gli è costata l’uscita dall’esercito. «L’infedeltà dimostrata dal convenuto (Lo Presti, ndr) nei confronti dell’amministrazione di appartenenza è stata di notevole gravità ma, ancor più grave, è stato il discredito che, a causa della condotta dallo stesso posta in essere, sia derivato alla immagine della pubblica amministrazione agli occhi degli stessi colleghi nonché dei soggetti che dovevano essere proprio quelli nei cui confronti l’attività di controllo e prevenzione doveva essere eseguita – aggiungono i giudici contabili –. Appare facile, infatti, immaginare la disistima nei confronti della cosa pubblica che la condotta del convenuto abbia potuto suscitare nei colleghi, al constatare l’accaduto, nonché nelle ragazze di etnia rom, per essere state prepotentemente approcciate con frasi dal tono arrogante e prevaricatore (nel corpo della sentenza penale la ragazza rom riferisce che il Lo Presti le avrebbe minacciate di non parlare perché altrimenti gli avrebbe “spezzato le braccine”) da un pubblico ufficiale, nonché la derisione nei confronti della pubblica amministrazione, per avere il Lo Presti agevolato in loro la ideazione di uno Stato aggirabile con pochi euro, con inevitabile diffusione della notizia anche tra tutti coloro che sono dediti alla quotidiana microcriminalità». —

P.B.

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