Italia
Il raggiro in uniforme è una rapina aggravata
La cassazione sul caso di un legale minacciato
PISA. Aver indossato una divisa esercitando così una pressione psicologica nei confronti del bersaglio del raggiro si commette il reato di rapina pluriaggravata.
Lo sostiene la Cassazione confermando la sentenza della Corte d’Appello con il no al ricorso di due finti finanzieri che nel luglio 2016 minacciarono un noto professionista pisano portandogli via beni e preziosi per 35mila euro.
Restano le condanne a 4 anni e 8 mesi inflitte in primo con rito abbreviato a carico di Gianfranco Cassano, 68 anni anni e Loris Lunardi, 54 anni, originario di Reggio Calabria, entrambi residenti a Torino. Rapina pluriaggravata e usurpazione di pubbliche funzioni in concorso i reati per cui sono stati riconosciuti colpevoli.
All’epoca furono tre gli arrestati e una donna torinese denunciata. Tutti travestiti da finanzieri per interpretare i personaggi capaci di terrorizzare l’avvocato Giuseppe Cutellè, 63 anni, residenza e studio a Pisa.
Scrivono i giudici della Suprema Corte: «È accertato che nel caso di specie gli imputati, presentandosi come militari appartenenti alla Guardia di Finanza effettuarono una perquisizione arbitraria nel domicilio e nello studio legale della vittima, impedendogli di autodeterminarsi per le prospettate conseguenze che sarebbero derivate dal suo rifiuto di collaborare». In primo grado il giudice aveva ipotizzato la truffa aggravata, ma in appello il reato era stato riqualificato in rapina pluriaggravata. «Integra la minaccia costitutiva del reato di rapina la condotta del soggetto che, falsamente presentandosi come operatore di polizia, effettui una fittizia perquisizione - con ciò comprimendo la libertà psichica della vittima - per impossessarsi dei beni di questa, perché la minaccia può essere esercitata mediante qualsiasi comportamento che, prospettando un male, limiti la libertà di autodeterminazione» spiegano i giudici di legittimità. —
P.B.
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