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Coronavirus

A “caccia” di positivi al Cep: su 116 esami, individuati sei contagiati

Giuseppe Boi
Un esame sierologico eseguito ieri davanti alla farmacia comunale del Cep (foto Fabio muzzi)
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Un esame sierologico eseguito ieri davanti alla farmacia comunale del Cep (foto Fabio muzzi)

Partita la campagna di screening a basso costo organizzata da Farmacie comunali di Pisa

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PISA. Se qualcosa non è andato per il verso giusto, te ne rendi conto subito. L’infermiera esce dal camper, chiama il “malcapitato” di turno ma lo invita a stare a distanza di sicurezza. Poi, senza tanti giri di parole, pronuncia frasi pensanti come un macigno: «È risultato positivo al test diagnostico rapido per il Covid-19. Abbiamo già avvisato la Asl, dovrà effettuare un tampone molecolare per confermare il contagio. Ora vada subito a casa e chiami il suo medico».

Una scena che martedì 16 marzo, davanti alla farmacia 4 di piazzale Donatello, si è ripetuta 6 volte. In 116 hanno usufruito del servizio sperimentale e a costo ridotto (10 euro a esame per chi possiede la “Farmacard”, 15 per tutti gli altri) organizzato dalle Farmacie comunali di Pisa in collaborazione con “Poli pain clinic”. Test sierologici o tamponi rapidi che hanno dimostrato come il coronavirus circoli nella nostra comunità. E nella maniera più subdola e imprevedibile.

La segnalazione di presunta positività a cui abbiamo assistito ne è una prova. La persona risultata a rischio non presentava sintomi e indossava la mascherina. «Sono qui perché possiamo vivere tutti più tranquilli facendo più controlli possibili», raccontava sicuro di non essere a rischio perché «abbiamo la fortuna di essere cresciuti mangiando cibo sano e respirando aria buona». Buone pratiche che non rendono immuni al Covid. Nonostante Pisa, secondo i dati del 15 marzo, abbia un’incidenza di 170 casi ogni 100mila abitanti (quindi ben al di sotto del valore limite fissato a 250), il pericolo è concreto ed è più vicino di ciò che si possa immaginare.

Un rischio ben presente a chi ieri si è presentato in piazzale Donatello. «Siamo qui per sapere se l’abbiamo già contratto senza saperlo», raccontano Giovanni Ferretti e Anna Maria Ramezzina. Ieri avrebbero dovuto fare il vaccino AstraZeneca. Lo stop alle somministrazioni li ha portati a effettuare il tampone rapido. «Se fossimo già entrati in contatto col virus sarebbe stato meglio», commenta lei una volta ottenuto il test. «Ora attendiamo di sapere quando e se ci vaccineranno», aggiunge lui. «Siamo nel bel mezzo di un’“invasione”. È un’iniziativa utile e voglio approfittarne», commenta Alberto Giuntini . «È sempre meglio fare un controllo, se poi è “negativo” è ancora meglio», scherza Gabriele Siri che pone l’accento sull’importanza dello screening ma anche sui costi che i cittadini devono affrontare anche per sostenere i test promossi dalla Farmacie comunali: «Costa sì solo 10 euro, ma non è giusto usare il termine “economico”».

«Non è un prezzo calmierato, ma politico», spiega l’amministratore di Farmacie comunali di Pisa Andrea Porcaro D’Ambrosio. Del resto l’iniziativa ha un valore tanto preventivo quanto sociale. «Bisogna fare attenzione per evitare di finire in zona rossa. Per questo puntiamo sui test rapidi: sono un percorso per dare risposte a tutta la comunità. Siamo partiti dal Cep perché qui c’è una delle farmacie comunali più importanti», spiega il sindaco Michele Conti. Anche lui si è sottoposto al tampone rapido ed è stato ben felice di risultare “negativo”: «A Pisa abbiamo un’incidenza più bassa rispetto al resto della regione, ma dobbiamo stare in guardia: molti comuni vicini sono in difficoltà». E la “caccia” ai positivi partita ieri ha proprio l’obiettivo di cercare di arginare l’onda. —© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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