Gioco
Rivolta della città della Torre contro Firenze: "Giù le mani dal Capodanno Pisano"
Sono decine le associazioni che hanno pubblicamente contestato l’idea rilanciata da Giani e Mazzeo di “regionalizzare” l’evento e dedicare la celebre ricorrenza del 25 marzo alla memoria di Renato Fucini
PISA. Non c’è pace tra Pisa e Firenze. E forse proprio non ci può essere quando il confronto, vuoi pure su questioni di importanza “secondaria” rispetto al futuro dell’aeroporto o al miglioramento dei collegamenti ferroviari per prendere due temi a caso, latita o manca del tutto.
Come è successo per la proposta di rilanciare a livello regionale la tradizione del Capodanno Pisano dedicandola alla memoria di Renato Fucini. L’idea è partita da Firenze con il presidente della Regione Eugenio Giani e il presidente del consiglio regionale Antonio Mazzeo a sponsorizzarla. E l’effetto in città è stato quello di una deflagrazione. Non di applausi e grida di giubilo ma di urla per la chiamata alle armi contro l’invasore fiorentino nelle forme “moderne”, diciamo così, che la contesa con lo storico rivale assume oggi.
Il primo a rispedire al mittente la proposta è stato l’assessore alle tradizioni popolari Filippo Bedini. E a seguirlo in coro sono ora l’Associazione degli Amici di Pisa con Franco Ferraro, la Compagnia di Calci con Ferruccio Bertolini, l’Associazione Colline Pisane con Francesco Guglielmi, l’Accademia dei Disuniti con Ferdinando Ciampi, l’Associazione Pisa Ghibellina con Francesco Chierchia, Pisa Experiences con Eva Poli, il Centro Commerciale Naturale di Calci rappresentato da Cristiana Ruschi, la Compagnia dello Stile Pisano con Gabriele Della Croce, l’associaizone Legio III Italica di Livorno con Corrado Porta, l’associazione GuideInPisa rappresentata da Maria Luisa Deiana, l’associazione Non Solo Serchio Nordic Walking con Alessandra Buscemi, l’associazione culturale Calamo con Stefano Ubiglia e infine l’associazione Il Guerriero Pisano di Alessandro Cesarotti.
Sono loro i firmatari di una lettera inviata a Giani, Mazzeo, al consigliere del presidente Federico Eligi che di tradizioni storiche in Toscana si occupa, all’assessora Alessandra Nardini e ai consiglieri pisani in Regione Irene Galletti, Elena Meini, Diego Petrucci, Andrea Pieroni e Giovanni Galli. La posizione è chiara: quella di Firenze è «una ingerenza inopportuna» nei confronti della quale le associazioni esprimono «la propria totale contrarietà» poiché si tratta di una «decisione arbitraria e lesiva dell’autonomia pisana». Perché a Pisa «con il Capodanno celebriamo l’identità pisana, non certo quella “toscana”» tuonano le associazioni.
«Innanzitutto la ricorrenza in oggetto, che a Pisa è stata riscoperta e celebrata fin dagli anni ‘80 a differenza di altre città in cui ciò accade da tempi molto più recenti, è chiaramente definita Capodanno “Pisano” proprio per le sue peculiarità – scrivono le associazioni –. I documenti nel Medioevo erano datati in “stile pisano”, non certo in stile toscano o dell’Annunciazione. Il 25 marzo solo Pisa e il suo territorio entrano nel nuovo anno con nove mesi d’anticipo su tutti, mentre altrove, ad esempio a Siena e Firenze, in questa data inizia l’anno con tre mesi di ritardo». Bocciata dunque l’ipotesi di “regionalizzazione” di un evento tutto pisano, anche se a dire il vero esiste una legge regionale (del 2015) «dove si parla di un improbabile “capodanno toscano”». Legge, neanche a dirlo, contestata dai pisani che criticano la proposta nel merito ma anche nel metodo: nessun confronto preventivo con il Comune né con l’arcivescovo. Già, perché il Capodanno pisano era e resta festa religiosa. Per questo, aggiungono le associazioni «non ha alcun senso “dedicarla” a personaggi vari, a prescindere dal valore di questi; così come ad esempio il Natale o la Pasqua. Renato Fucini, di cui ben conosciamo l’importanza per il vernacolo alfeo, potrà essere celebrato in altre occasioni più consone».
«Noi siamo pisani e abbiamo le nostre tradizioni, che pretendiamo di poter salvaguardare e celebrare senza dover temere intromissioni di alcun tipo – prosegue la lettera –. Non si tratta di campanilismo, ma di semplice amore e rispetto per la nostra terra, per la sua storia e la sua cultura. Siamo certi che protesterebbero con veemenza anche i senesi e i fiorentini, nel caso in cui i presidenti Giani e Mazzeo “decidessero” di dedicare il Palio o il Calcio Storico a chicchessia, oppure di “diluirli” a livello regionale ribattezzandoli come “toscani”. Pertanto invitiamo, adesso e per il futuro, i presidenti Giani e Mazzeo a non interferire nelle nostre tradizioni. La Regione piuttosto faccia una seria promozione turistica, raccogliendo e valorizzando le iniziative delle varie città ed evidenziandone le diversità e le peculiarità, vera ricchezza dei nostri popoli».
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