Il Tirreno

Pisa

matrimonio “imposto”: parla la difesa 

«Nessuna vendita della figlia l’imputato sia assolto»

P.B.

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pisa. Un’assoluzione per tutti i capi d’accusa. Non c’è stata costrizione, né vendita della figlia a quello che poi è diventato il marito con cui è ancora sposata e con il quale ha messo al mondo due figli.

È stato il giorno delle difese nel processo a carico di un 48enne a giudizio per sequestro di persona continuato, maltrattamenti, calunnia e, per la fattispecie di reato introdotta dal Codice rosso, costrizione e induzione a contrarre matrimonio per una delle sue figlie. Fu uno dei primi arresti in Italia nel settembre 2019 in applicazione del Codice rosso. L’imputato (omettiamo le generalità per tutelare le parti offese, ndr) nel frattempo su richiesta del pm Egidio Celano ha ottenuto dal giudice Elsa Iadaresta l’obbligo di dimora uscendo così dagli arresti domiciliari. A giudizio anche una delle figlie per reati minori legati sempre alla vicenda della sposa “venduta” così come è stata rappresentata dall’accusa. Il pm nel corso della precedente udienza aveva chiesto una condanna a undici anni per il 48enne che si è sempre professato innocente. Ieri pomeriggio hanno preso la parola i difensori dei due imputati, gli avvocati Roberto Nocent, Sara Baldini e Carlo Lombardi. Le arringhe dei legali si sono concluse con una richiesta di assoluzione. L’indagine della squadra mobile era partita da un video su Facebook di uno degli invitati a quelle che per la Procura di Pisa erano state nozze imposte dal padre di una 21enne. Inizialmente le due figlie lo avevano accusato, provocandone l’arresto, poi in sede di incidente probatorio avevano ritrattato la versione colpevolista. Il rom finì in carcere in seguito alle pesanti accuse anche per costrizione e induzione a contrarre matrimonio. I maltrattamenti e i periodi di segregazione nelle roulotte in cui le ragazze erano costrette a vivere, erano soprattutto volti a impedire che frequentassero i giovani che si erano scelte come loro fidanzati, due ragazzi romeni, visto che il papà aveva già imposto a entrambe altri due uomini da sposare, appartenenti alla propria cerchia familiare: due cugini con i cui genitori il padre avrebbe raggiunto un accordo economico (sui 12mila euro) per la “cessione” delle ragazze. Sentenza il primo aprile. —

P.B.

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