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Riciclaggio e droga, sei condanne definitive
Con i guadagni dello smercio di eroina e cocaina il capo della banda aveva comprato un bar in San Giusto
PISA. Definitive le condanne per sei albanesi accusati di aver creato e gestito un giro di spaccio su scala industriale con epicentro Livorno e piazze di smercio tra Pisa, Carrara e Parma. In strada i pusher erano quasi tutti nordafricani. Ma erano loro, gli albanesi, a garantire le importazioni di chili eroina e cocaina.
Per tutti l’accusa era di associazione per delinquere in materia di stupefacenti. Shkelzen Kasa, 36 anni, considerato il capo dell’organizzazione, ha avuto 16 anni di reclusione, con espulsione dall’Italia una volta espiata la pena. Aveva il suo quartier generale a Livorno e su Pisa aveva acquistato un bar nella zona di Sant’Agostino che è stato poi sequestrato dopo il blitz con nove arresti eseguito dalla polizia nella primavera 2017. Kasa viene descritto quasi come un personaggio da film. Case di proprietà o intestate ai parenti, immobili acquistati per diversificare il business e auto di lusso ad alimentare un tenore di vita da benestante che in Albania diventava ricchezza ostentata. Gli altri condannati sono Ervin Sgura, 24 anni, otto anni e otto mesi; Erist Piku, 30 anni, otto anni e sei mesi; Enkel Matraku, 29 anni, sei anni e sei mesi; Rezart Sula, 31 anni, otto anni; Kiodan Hakballa, 24 anni, sette anni e sei mesi.
L’indagine della polizia livornese si era basata su intercettazioni ambientali e telefoniche, il tutto riscontrato dagli arresti in flagranza.
Al momento del blitz vennero sequestrati 44 kg di eroina e due di cocaina, oltre a beni immobili, mobili registrati e un’attività commerciale, ritenuti riferibili a Kasa.
Secondo i giudici la banda era saldamente diretta dal Kasa, senza la cui autorizzazione non poteva essere portato a termine alcun affare illecito.
Nella ricostruzione degli inquirenti il gruppo di albanesi aveva immesso nel mercato italiano (piazze di Livorno, Pisa, Carrara e Parma) rilevanti quantitativi di droga, in prevalenza acquistata attraverso canali maghrebini.
Disponeva la gang di mezzi, denaro e di una platea di acquirenti, oltre che di una rete logistica ben articolata, comprensiva di veri e propri covi e depositi (almeno otto gli immobili individuati in diverse città, tra garage, abitazioni e cantine), mezzi di trasporto (ventisette, tra automobili e scooter), l’occorrente per confezionare lo stupefacente, pesarlo e suddividerlo. —
P.B.
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