Il Tirreno

Pisa

la sentenza: comportamenti comunque imprudenti 

Cor, niente risarcimento per ingiusta detenzione

P.B.
Cor, niente risarcimento per ingiusta detenzione

Quattro arrestati all’epoca degli attentati terroristici chiedevano un indennizzo dopo l’assoluzione

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pisa. Nessun risarcimento per ingiusta detenzione invocato da quattro protagonisti della vicenda giudiziaria che nei primi anni duemila passò alle cronache come il processo alle Cor, le cellule di offensiva rivoluzionaria nate all’interno del circolo anarchico “Il Silvestre” il via del Cuore.

Prima la Corte d’Appello e ora la Cassazione hanno detto no all’istanza di riparazione come si dice in gergo chiesta da chi ritiene di essere stato in carcere non solo da innocente, ma anche senza un motivo valido. Il rigetto al risarcimento ha riguardato Giuseppe Bonamici, 42 anni, di Pisa; Federico Bonamici, 44 anni, di Pisa; Daniele Casalini, 35 anni, di Pontedera, Chiara Sacchetti, 39 anni, di Prato. Le assoluzioni in sede di rito abbreviato - il reato più grave era quello di associazione con finalità di terrorismo ed eversione – erano arrivate con la formula dell’insufficienza di prove. C’erano state anche auto incendiate, come quella dell’allora consigliere comunale Diego Petrucci. Scrivono i giudici della Suprema sulle ragioni a fondamento degli arresti: «La Corte di merito ha ben evidenziato che gli elementi indizianti che avevano portato all’adozione della misura, pur se non ritenuti sufficienti per fondare una pronuncia di condanna, hanno però dimostrato comportamenti gravemente imprudenti da parte degli allora imputati, indicativi della loro intraneità a un gruppo anarchico che letta insieme al contenuto delle intercettazioni (poi ritenute pienamente utilizzabili ma "neutre") e al rinvenimento di materiale esplodente, avevano svolto un ruolo sicuramente sinergico rispetto all'adozione delle misure restrittive della libertà». Secondo la Cassazione «si è trattato cioè di condotte consapevoli e volontarie, i cui esiti sono stati - con ragionamento immune da censure - valutati dai giudici della riparazione come tali da necessitare l’intervento dell’autorità giudiziaria a tutela della comunità, perché idonei a creare una situazione di allarme sociale». La difesa aveva sottolineato che i quattro del circolo “Il Silvestre” si erano esposti esercitando «una libertà di manifestazione del pensiero costituzionalmente tutelata». Sul punto la replica degli ermellini: «Atteso che l’ordinanza impugnata non ha inteso evidentemente sanzionare il diritto del singolo di frequentare circoli di natura politica anche "antagonista" e di esprimere le proprie idee, ma ha ritenuto giustamente colposi, nel senso di ostativi al richiesto indennizzo, tutti quei comportamenti sopra descritti e comunque accertati, i quali, pur se giudicati non penalmente rilevanti, sono stati posti in essere volontariamente e hanno contribuito all’adozione della misura». —

P.B.

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di Redazione web