Il dolore
Rientra il ricercatore bloccato in Brasile
Dopo ottanta giorni di “esilio” in Sudamerica lui e la moglie possono ritornare in Italia: «Ma il governo non ci ha aiutato»
pisa. Dopo 80 giorni rimetterà piede in Italia. Tanto è durato “l’esilio” brasiliano di Matteo Giuli, 40enne originario di Tassignano (anche se da un anno risiede a Roma), ricercatore di Storia Moderna all’università di Pisa. Giuli e la moglie Priscila, erano rimasti bloccati dopo lo stop ai voli dal Brasile per evitare la diffusione della cosiddetta "variante brasiliana" del Covid. La misura era stata introdotta il 17 gennaio, il giorno in cui Giuli e la compagna sarebbero dovuti tornare in Italia.
«Siamo bloccati a Brasilia, in casa dei miei suoceri, ormai dal 10 dicembre – racconta il 40enne –. Io e mia moglie, originaria del Brasile, eravamo venuti a trovare i suoi genitori per le vacanze di Natale. Siamo qua da un’ottantina di giorni e finalmente domenica potremo prendere il volo di rientro». Ai cittadini residenti in Italia, infatti, la Farnesina consente di tornare.
E anche su questo Giuli ci tiene a togliersi qualche sassolino dalla scarpa: «Il governo italiano non ha fatto niente per chi come noi era rimasto bloccato all’estero – racconta –. Nessun volo speciale messo a disposizione per il rientro. Ci siamo dovuti comprare un nuovo biglietto con AirFrance perché la compagnia portoghese con cui avevamo fatto la prenotazione non riprenderà i voli fino a metà marzo. L’ambasciata si è limitata a inviare un questionario per capire quanti erano gli italiani in questa situazione ma non ha fatto niente di più. Altri Paesi, ad esempio il Portogallo, si sono prodigati assai di più per aiutare i loro cittadini. A noi è comunque andata bene: la casa dei miei suoceri è molto grande, ci sono il giardino e perfino la piscina, ma immagino le difficoltà – anche economiche – di chi ha dovuto pagarsi un albergo per quasi due mesi».
La trafila per il rientro non è semplice: «Dobbiamo fare il tampone 72 ore prima dell’imbarco sul volo di ritorno – racconta Giuli –. Poi dovremo fare un secondo tampone entro 48 ore dall’arrivo in Italia e rimanere in isolamento fiduciario per qualche giorno. Faremo scalo a Lisbona e da lì ripartiremo alla volta di Roma. Dovrei tornare anche al dipartimento di Storia dove praticamente non metto piede da un anno anche se ho lavorato e fatto lezione in smartworking dalla casa in Brasile. Spero che per motivi di lavoro gli spostamenti siano comunque consentiti. Comunque siamo felici di ritornare a casa dopo tanto tempo». —
Gianni Parrini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google