Il Tirreno

Pisa

un anno di pandemia 

Commercio, la sfida adesso è resistere

Sara Venchiarutti

Saracinesche di bar e ristoranti giù da mesi, in pochissimi decidono di restare aperti: «Senza turisti non ce la facciamo»

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Sara Venchiarutti

pisa. Se si arriva in piazza dei Miracoli “alle spalle” del Duomo, lungo via Maffi, si legge una scritta in inglese: «The tower is not leaning today». Oggi la Torre non sta pendendo. E in effetti, camminando lungo le strade che circondano una delle attrazioni turistiche più conosciute al mondo, l’impressione è che anche la Torre penda un po’ meno. L’intero complesso monumentale è chiuso al pubblico mentre i turisti, già normalmente meno numerosi in questo periodo dell’anno, sono quasi del tutto scomparsi con l’ulteriore aggravarsi della situazione epidemiologica e, conseguentemente, con la chiusura delle frontiere vicine (tra Comuni e Regioni) e lontane. Però ormai è tutt’altro che una novità vedere piazza dei Miracoli quasi deserta. Un’immagine impensabile appena un anno fa, quando il covid non aveva ancora scardinato le certezze della normalità. E da allora, nonostante i mesi estivi, la piazza non è più stata la stessa, con ricadute che preoccupano sempre di più le diverse attività commerciali “vista Torre” chiuse nell’80% dei casi. «Si può dire che ormai ci siamo abituati all’a-normalità», racconta Costanzo Philippe, gestore del ristorante La Torre in via Santa Maria. «È come se fossimo chiusi da un anno, non siamo mai ritornati ad una normalità vera e propria. Anche in zona gialla la perdita del fatturato si è aggirata attorno all’85%. La scorsa estate una differenza c’è stata, anche se abbiamo fatto il 40% del fatturato normale. Adesso lungo la via è quasi tutto chiuso e anche noi, fino a questa settimana, non avevamo mai aperto il ristorante in zona arancione soltanto per l’asporto. Ora abbiamo voluto provare ma i risultati sono pessimi. Senza i turisti è difficile andare avanti». E infatti, se si cammina lungo Santa Maria, sono davvero pochi i bar e i ristoranti che hanno riaperto le saracinesche per il servizio da asporto. Una «strada morta», commenta una commerciate che qui ha un negozio di abbigliamento. Tanto che restare aperti diventa più una forma di resistenza. «Alcuni giorni tenere aperto è economicamente una rimessa ma si va avanti per fornire un servizio», spiega Jessica Brotini, dipendente del bar El Salvador, a pochi passi dalla piazza. «Tra chiusure e smart working mancano gli indotti principali: turismo, ma anche studenti e il personale degli uffici di piazza dei Miracoli o dell’Ospedale Santa Chiara». Il fatto che molti dipendenti dell’ospedale lavorino da casa si fa sentire anche nella Profumeria Pucci, come testimonia la titolare Barbara Pucci: «È da quasi tutta la settimana che chiudo a zero, le giornate non passano più. La scorsa estate abbiamo lavorato un po’ di più con i visitatori locali, ma adesso è una desolazione». E ora, in una delle piazze più turistiche al mondo, «mi sorprendo quando vendo un paio di souvenirs al giorno», rivela Fausto Gamba della tabaccheria a fianco. —

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