Attenzione
Uccise la compagna e nascose il corpo: processo al femminicida
Luca Tronchetti
SAN GIULIANO. La uccise senza pietà dopo l’ennesimo litigio con l’attrezzo usato nel suo lavoro di muratore: una mazza da cantiere.
Poi, con un cuscino per arrestare il sangue che usciva dalla tempia destra, con una corda legò le mani del cadavere della donna che diceva di amare, le annodò al collo una fune e la mise in un telo di plastica sigillato con nastro adesivo trascinandola fuori dal box in lamiera dove il manovale si cambiava e dove maturò il delitto. Caricò il corpo martoriato nel furgone della ditta percorrendo cinque chilometri dal cantiere lungo la Ferrovia per giungere alla roulotte che aveva affittato in un campo lungo la via Aurelia a Torre del Lago.
Un delitto avvenuto tra luglio e agosto 2019 col cadavere in avanzato stato di decomposizione rinvenuto dopo quattro mesi. Per il femminicidio di Chiara Corrado, 40 anni, originaria di San Giuliano Terme, è rinchiuso dal novembre 2019 nel carcere di Castrovillari (Cosenza) l’autore reo confesso del delitto: Graziano Zangari, 47 anni, originario di San Nicola Arcella (Cosenza), ma sin da bimbo residente a Saltocchio, in Lucchesia, coi genitori e i fratelli.
Il muratore dovrà comparire di fronte alla Corte d’Assise di Lucca martedì 16 marzo per rispondere del reato di omicidio volontario con l’aggravante del rapporto sentimentale-affettivo.
Se il femminicidio fosse avvenuto prima del 17 aprile 2019 l’assassino avrebbe potuto usufruire del rito abbreviato in camera di consiglio che prevede lo sconto di un terzo della pena. Ma dopo quella data è avvenuta una modifica normativa, voluta dalla maggioranza parlamentare, che ha riformato il sistema: dopo una battaglia giurisprudenziale con pronunciamento della Corte Costituzionale, non è più ammesso il ricorso a riti alternati (abbreviato, giudizio immediato) per i delitti puniti con la pena dell’ergastolo. Gli avvocati di Zangari avevano infatti chiesto per il loro assistito il ricorso al rito abbreviato che il gup aveva sospeso in attesa del pronunciamento della Consulta dopo una serie di eccezioni di costituzionalità che erano state presentate da legali di La Spezia, Piacenza e Napoli nel corso di procedimenti penali che vedevano imputati macchiatisi di reati che prevedono l’ergastolo. E gli ermellini di palazzo della Consulta il 19 novembre dello scorso anno ha sciolto la riserva di legittimità ritenendo la nuova legge in regola con i principi della Carta Costituzionale.
A ritrovare il cadavere in un sacco nella roulotte furono i carabinieri grazie ai proprietari dell’appezzamento sull’Aurelia dove si trova la roulotte. Portando gli animali nel recinto, avevano sentito un odore nauseabondo provenire dal caravan. E avevano chiesto spiegazioni. Telefonando a Zangari, nel frattempo sparito e tornato in Calabria, che si era scusato dicendo che aveva lasciato nel camper una forma di pecorino.
Una scusa che non li convinse. I carabinieri ruppero il lucchetto che chiudeva la roulotte e trovarono il sacco col corpo in stato di decomposizione. In cinque giorni Zangari, che da agosto non si era fatto più vedere e che frequentava Chiara anche lei sparita, venne individuato e, trovate le prove (tra cui l’arma del delitto), il muratore finì in carcere. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
