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«Nemmeno qui ci sono le condizioni di sicurezza»: così hanno tentato di bloccare il processo alla Stella Maris

La sala del centro congressi trasformata in aula di tribunale (foto Muzzi)
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La sala del centro congressi trasformata in aula di tribunale (foto Muzzi)

Per la prima volta il Palacongressi è stato preso in affitto dal Tribunale per la celebrazione delle udienze sui maltrattamenti contro gli ospiti del centro di Montalto

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PISA. Per consentire l’avvio e un regolare svolgimento del processo per far luce sui maltrattamenti contro gli ospiti del centro di Montalto (Fauglia) della Stella Maris il Tribunale ha stipulato una convenzione con il palazzo dei congressi che ieri mattina si è trasformato in una maxi aula giudiziaria. «Il Tribunale fa un grande sforzo economico e organizzativo» ha fatto presente la giudice Susanna Messina invitando le numerose parti a rispettare i tempi. Ma subito dopo, in mezzo a numerose questioni preliminari, la giudice si è trovata a dover respingere la duplice richiesta dell’avvocato Francesco Guardavaccaro, difensore di uno degli operatori, accusato dei maltrattamenti sui pazienti affetti da autismo e altre gravi neuropatie. Il legale ha chiesto anche lo stralcio della posizione del suo assistito, entrato in servizio quasi alla fine delle indagini dei carabinieri e (a suo dire) non adeguatamente formato. «Non ci sono le condizioni di sicurezza neppure in questi spazi – è la sintesi della richiesta dell’avvocato che in passato è stato amministratore della struttura di Montalto – per tenere le udienze in totale sicurezza e nel rispetto della normativa anti-Covid. Sono uno degli avvocati più anziani, faccio notare le mie perplessità». Rigettando la sua richiesta, la dottoressa Messina ha puntualizzato: «L’uso del Palacongressi è frutto di una convenzione, preceduta da un sopralluogo del responsabile della sicurezza del Tribunale. Ci sono le condizioni per il distanziamento sociale anche se la Toscana dovesse passare nella fascia rossa».

Insomma, nessun rischio coronavirus per chi partecipa al procedimento con numerosi imputati (15) e una quarantina di parti civili (23 sono le parti offese), assistiti da un esercito di avvocati. Complessa l’ammissione delle parti civili, Telefono Viola, Anmic, Associazione nazionale mutilati e invalidi civili e Agosm (dei genitori degli ospiti della Stella Maris).

La Fondazione, chiamata in giudizio dalle parti civili come responsabile civile per le condotte degli imputati, si è a sua volta costituita parte civile contro gli operatori, ritenendosi danneggiata dalle loro condotte.

A distanza di quasi cinque anni dai fatti si è aperto il dibattimento con le richieste di prova e il conferimento dell’incarico al perito, la dottoressa Tania Citi della trascrizione di 300 ore di intercettazioni audio e video delle telecamere installate dai carabinieri in uno dei refettori del centro di Montalto. Immagini che l’accusa, il pm Fabio Pelosi, ritiene «esplicite» e dunque fondamentali per capire le dinamiche della gestione di pazienti con gravi criticità psichiche. Le indagini sui maltrattamenti sono iniziate nell’autunno 2016 quando i carabinieri di Fauglia segnalano alla Procura di Pisa di aver ricevuto due lettere anonime che denunciano atti di violenza di alcuni operatori della struttura di Montalto nei confronti dei pazienti. Nello stesso periodo arrivò anche la denuncia di una mamma-coraggio con un figlio affetto da autismo, con tanto di referto medico. La prossima udienza sarà il 23 giugno. –

S. C.

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di Redazione web