Sicurezza
Precari della ricerca esclusi dalle vaccinazioni «Non capiamo perché»
PISA. «Maggiore chiarezza e nessuna discriminazione». È la richiesta che arriva dai coordinamenti di Pisa, Firenze e Siena dell’Adi, l’associazione dei dottorandi e dottori di ricerca in Italia, in rappresentanza del mondo dei precari della ricerca universitaria. Un mondo escluso, almeno in questa fase, dalla possibilità di prenotarsi per la somministrazione del vaccino AstraZeneca.
Il secondo step della campagna vaccinale sta infatti proseguendo e, tra i soggetti coinvolti, figura il personale docente e non docente delle università. Resterebbero però tagliati fuori assegnisti, borsisti, dottorandi e tutti quei collaboratori di ricerca inquadrati nelle diverse forme di precariato. «Svolgiamo lo stesso lavoro del personale strutturato delle università e occupiamo, anche più assiduamente, gli stessi luoghi condivisi, fondamentali per le attività di ricerca come biblioteche, archivi e laboratori», spiega Fabio Saggese, vicecoordinatore di Adi di Pisa. «In più siamo impiegati a supporto della didattica ed a sostegno dei tesisti, entrando quindi in contatto con gli studenti. Ci sono delle priorità, certo, ma perché non siamo stati riconosciuti dal punto di vista della salute?».
«Martedì scorso – prosegue – ci siamo mossi per capire se i precari della ricerca potevano essere inclusi. Alla fine è arrivata un’integrazione con cui si specificava che sono inclusi solo professori, personale tecnico-amministrativo, bibliotecario, Cel e ricercatori, a tempo determinato e indeterminato. Attenendosi a quanto scritto, non siamo compresi. E questa è l’indicazione dell’ateneo pisano, perché la vaghezza dell’informazione ha generato interpretazioni difformi nelle varie università». —
Sara Venchiarutti
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