La protesta
In piazza per riavere il Teatro Rossi Aperto «Nessuna illegalità, nessun pericolo»
I gruppi promotori: questa esperienza ha saputo dare risposte a bisogni sociali e merita di essere sostenuta
PISA. I musicisti di una banda hanno percorso le vie del centro suonando fino ad arrivare in piazza Carrara. Dove in tanti, posizionati sulle croci disegnate per terra che li separavano a un metro di distanza, erano in attesa di ascoltare gli interventi programmati nel presidio organizzato dall’Associazione Teatro Rossi Aperto, divenuta assemblea costituente. Dalla mattina del 20 gennaio porte e finestre del Teatro Rossi sono sigillate, nel silenzio, con tanto di pannelli di metallo, lucchetti e misure anti-intrusione. «Per rompere questo silenzio», l’associazione, insieme ad altri collettivi ed attivisti, ha promosso ieri una manifestazione per rimarcare la necessità che le porte del teatro siano riaperte alla cittadinanza. Dopo la proiezione di un video, in cui vari artisti esprimevano la propria solidarietà, ha preso la parola una rappresentante dell’ex associazione sottolineando il fatto che la chiusura «è stata voluta dall’Agenzia del Demanio per il ripristino della legalità e con l’incerto pretesto di una messa in sicurezza».
Quando l’edificio settecentesco è stato occupato nel 2012 era apparso uno striscione con la frase: “Cosa può il Teatro Rossi Aperto”. Se quell’affermazione fosse stata una domanda, ieri in piazza i suoi occupanti hanno dato una risposta: circa 600 eventi organizzati tra spettacoli teatrali, di danza, concerti, proiezioni cinematografiche, presentazioni di libri, installazioni, mostre, manifestazioni di beneficenza, assemblee di promozione sociale, attività per le scuole, festival di vario genere, laboratori artistici e altro ancora. «Di illegale in questo non vediamo nulla», ribadiscono. «Anziché sostenere esperienze che si sono dimostrate in grado di dare una risposta a bisogni e istanze sociali decidono di chiudere e desertificare».
Sui motivi della messa in sicurezza che spiega la chiusura del Rossi, i manifestanti si domandano: «Siamo sicuri che non sia sicuro?». Hanno parlato dei tentativi di restauro mai riusciti, che hanno peraltro comportato i grandi esborsi di denaro pubblico, «senza mai raggiungere il risultato». Al gruppo, impegnato da più di otto anni in questa lotta per mantenere vivo un teatro che quest’anno compie 250 anni, mancano risposte e considerazione.
I promotori della manifestazione hanno infine ricordato la petizione online (reperibile su riapriteilteatrorossi.it) che ha già raccolto più di 2.500 firme. —
Amanda Fincatti
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