Sicurezza
Il Palacongressi diventa una maxi aula giudiziaria
Pisa. Martedì ospiterà il processo per fare luce sulle responsabilità dei maltrattamenti avvenuti all’interno della struttura di Montalto (Fauglia)
PISA. Il Palazzo dei Congressi per la prima volta apre le sue porte per ospitare un processo. Inizia martedì 16 quello per fare luce sulle responsabilità dei maltrattamenti avvenuti all’interno della struttura di Montalto (Fauglia), gestita dalla Fondazione Stella Maris, su giovani affetti da gravi forme di disabilità. Trattandosi di un procedimento con numerosi imputati (15) e più di 20 parti civili, il Tribunale di Pisa ha stipulato una convenzione con il Palazzo dei Congressi che metterà a disposizione gli spazi adeguati per accogliere tutti i partecipanti. In questo modo sarà consentita la regolare trattazione del procedimento nel rispetto delle disposizioni sul distanziamento sociale dovute all’emergenza sanitaria in corso. Inizia il dibattimento con le richieste di prova, il conferimento dell’incarico al perito per la trascrizione delle intercettazioni e per programmare le udienze successive.
A chiedere alla presidente del Tribunale di mettere a disposizione spazi adeguati per lo svolgimento del processo sono stati i genitori di Mattia Giordani, uno dei 23 ragazzi che era assistito nel centro Stella Maris e che è morto (per un’altra causa su cui è pendente un altro procedimento penale) pochi mesi dopo la vicenda dei maltrattamenti. «Dal primo marzo 2017, giorno nel quale sono trapelate le prime notizie sugli abituali maltrattamenti ai ragazzi, il nostro compito quotidiano e il nostro dovere morale è quello di avere giustizia», non si stancano di ripetere Andrea Giordani e Sondra Cerrai.
Da quando si sono verificati gli episodi che oggi sono al centro del processo già due ragazzi vittime dei maltrattamenti sono morti. «Altri genitori, molti dei quali anziani, non ce la faranno a vedere la fine di questo processo se i tempi continueranno a dilatarsi in questo modo», riflettono con amarezza i coniugi Giordani. «Vogliamo giustizia, una giustizia certa e la giustizia degna di questo nome è quella che avviene in tempi ragionevoli. L’udienza dell’8 ottobre scorso con la quale doveva prendere avvio il processo, programmata così tanti mesi prima che a noi sono sembrati un’eternità, si è risolta (per ragioni giuridiche che non vogliamo certo disconoscere) con un rinvio a febbraio. Da ottobre a febbraio. Un lasso di tempo enorme per noi genitori che fa apparire sempre più lontano il traguardo della verità».
Il desiderio espresso dai genitori di Mattia era quello di partecipare ad ogni singola udienza in prima persona, come fatto con il precedente processo. «Vogliamo che i nostri corpi, i nostri cuori, i nostri cervelli siano lì in aula a seguire tutto il dibattimento e se per fare in modo che questo accada servono spazi più ampi, noi chiediamo che questi spazi siano trovati». Una richiesta che non è caduta nel vuoto. «I nostri ragazzi meritano tanta attenzione. A questo punto sento il dovere di ringraziare chi si è adoperato per questo risultato», sono le parole di Giordani. –
Sabrina Chiellini
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