Italia
Medico assolto dall’accusa di non aver diagnosticato un aneurisma cerebrale
pisa. Assolta perché il fatto non sussiste.
È la sentenza letta dal giudice Elsa Iadaresta nei confronti della dottoressa Caterina Rosa, 66 anni, neuroradiologa di Cisanello, a giudizio con l’accusa di lesioni personali gravi per una presunta mancata diagnosi su una paziente che, a distanza di tempo, fu colpita da aneurisma cerebrale. È una professionista di 46 anni, con studio a Cascina, che dopo i problemi della patologia con una prognosi superiore ai 40 giorni, si è ripresa e sta bene. L’imputata era difesa dall’avvocato Stefania Mezzetti, mentre l’ospedale, citato come responsabile civile, era rappresentato dall’avvocato Patrizio Pugliese.
Fondamentale per l’esito del verdetto la consulenza della difesa presentata dal professor Marco Di Paolo e dal dottor Arturo Abbruzzese. Nella relazione i due consulenti escludono negligenze da parte della neuroradiologa al momento di valutare la paziente il 21 dicembre 2011.
La professionista fu ricoverata al pronto soccorso con perdita di coscienza. Per l’accusa «non veniva sottoposta ad angio tac e successiva angiografia che avrebbero potuto fornire informazioni sulla sede, la dimensione e le altre caratteristiche morfologiche dell’aneurisma importanti nell’ottica di una valutazione chirurgica; pertanto, la paziente non veniva sottoposta né ad intervento chirurgico immediato, né a follow up radiologico al fine di valutare la crescita dell’aneurisma nel tempo, circostanza che ne aumenta significativamente la possibilità di rottura e costituisce un’indicazione all’intervento chirurgico elettivo; a causa di tale omissione diagnostica e delle citate conseguenze, ad essa riconnesse, la paziente subiva, il 15 luglio 2014, la rottura dell’aneurisma con relativa emorragia sub aracnoidea, malattia che determina l’incapacità della persona offesa, di attendere alle proprie occupazioni per un periodo superiore ai 40 giorni». Questa era la tesi della Procura supportata da una consulenza che i periti della difesa hanno confutato alla radice convincendo il giudice sulla correttezza dell’operato dell’imputata. I sintomi lamentati dalla 46enne non potevano far capire alla dottoressa un problema legato all’aneurisma. Scrivono i consulenti della difesa: «Come da linee guida, si trattava di un aneurisma che non avrebbe richiesto alcun trattamento interventistico ma solo controllo (follow-up) neuroradiologico. Al momento in cui questo ha dato segno clinico, nonostante si trattasse di patologia misconosciuta, il suo riconoscimento non è stato viziato da ritardi diagnostici e il suo trattamento è stato tempestivo, caratterizzato da successo terapeutico e seguito da successo clinico». —
Pietro Barghigiani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google