Sicurezza
«Sul mercato da tempo nel disinteresse generale»
MARINA DI PISA. «Questi due chalet, se vogliamo chiamarli così, visto che da tempo sono ormai baracche, si trovano da anni nell’elenco dei beni alienabili senza che emergesse tutto questo clamore», dice la vicesindaco Raffaella Bonsangue, che ha la delega al patrimonio. Si riferisce in particolare a un recente intervento degli Amici di Pisa a firma del presidente Franco Ferraro. L’associazione ha sottolineato il valore soprattutto dello chalet verde, protagonista del film “Lo chiamavano Bulldozer” e tipica costruzione dei pescatori marinesi. «Chiediamo un segnale di buona volontà che superi teorie “cassettiste” e speculative e si arrivi al vincolo architettonico delle “Case delle Fate”, espressione di quella bellissima Marina di Pisa che nasceva Liberty a fine Ottocento», ha scritto l’associazione.
«Non solo questi edifici sono in vendita da tempo, ben prima dell’insediamento della nostra amministrazione, ma è anche da tempo – aggiunge Bonsangue – che versano in queste condizioni senza che scattasse alcuna mobilitazione. Sono talmente in una situazione precaria da essere pericolose e per questo, nonostante siano sul mercato, abbiamo detto che non vi possono essere effettuati sopralluoghi e che si possono vedere solo attraverso le foto dell’esterno».
Il caso degli chalet di legno di via Andò, chiamate anche per i loro colori particolari le “Case delle Fate”, è in realtà all’attenzione delle amministrazioni che si sono succedute da un po’ di tempo. «Nel 2007 – prosegue la vicesindaco Bonsangue – abbiamo visto che un parere su questi edifici era già stato chiesto alla Sovrintendenza, per capire se avessero un valore di carattere storico o culturale e dunque in qualche modo soggette a vincolo. Ma la Sovrintendenza rispose di no». —
F.L.
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