La manifestazione
Niente morbillo dall’esame delle carcasse dei delfini spiaggiati
I risultati della ricerca dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Pisa mettono in evidenza molteplici cause di decesso
Diciotto cetacei morti recuperati in appena tre mesi in Toscana. Una serie di spiaggiamenti iniziata il 4 ottobre 2020, con una stenella femmina ritrovata a Calambrone e che entro la fine dell'anno ha visto una preoccupante moria di animali. Tra l'ottobre e il dicembre scorso, infatti, sono stati 18 i delfini morti, il numero più alto degli ultimi cinque anni.
Uno studio dell'Osservatorio toscano per la biodiversità della Regione Toscana e coordinato da Arpat con Università di Siena e Istituto zooprofilattico sperimentale di Lazio e Toscana, sede di Pisa, oltre che dai tecnici dell'accademia dei fisiocritici di Siena, prova a spiegare questo preoccupante fenomeno. Le analisi virologiche eseguite dall'Izslt di Pisa hanno dato esito negativo per la presenza del morbillo dei delfini. Patologia che, solo nel 2019, aveva fatto registrare il record di cetacei spiaggiati in Toscana: 59 in 12 mesi. Il 2020 si è chiuso con 43 morti, ma l'incremento negli ultimi tre mesi è stato preoccupante. Basti pensare che nel periodo ottobre-dicembre il numero di casi è stato di 9 nel 2015, 4 nel 2016, 1 nel 2017, 4 nel 2018 e 10 nell'anno record, il 2019. Il 2020 si è chiuso addirittura con 18 spiaggiamenti in circa 90 giorni. Dai rilievi dell'istituto zooprofilattico pisano le ipotesi di morte sono molteplici. Tre esemplari sono stati probabilmente catturati da attrezzi da pesca, sia per la presenza di una cima intorno alla coda, sia valutando il cibo presente nello stomaco. Sintomo di una buona condizione dell'animale prima della morte. Altri tre esemplari, forse correlati ai precedenti casi, erano esemplari giovani, probabilmente ancora allattati, e a questi, quasi verosimilmente, è mancato il supporto delle madri. Un caso su quattro delle morti di delfini di fine 2020, dunque, potrebbe essere stato causato direttamente dalle mani dell'uomo.
Pisa è al centro dell'indagine per scoprire nel dettaglio la causa delle varie morti. Anche perché la responsabile dell'istituto zooprofilattico di Pisa è la dottoressa Giuliana Terracciano, referente nazionale della rete spiaggiamenti cetacei in Toscana. Terracciano ha più volte spiegato come risalire alla causa della morte sia molto difficile e ci si riesca nel dettaglio nel 50% dei casi. Questo perché le variabili da considerare sono tante e tutti i fattori sono interconnessi e spesso legati all'azione dell'uomo. Le ipotesi sulle cause di mortalità sono varie, tra le più pericolose le catture accidentali della pesca, collisioni con natanti, contaminazione chimica, inquinamento acustico e presenza di micro e macro plastiche. Responsabilità umane che sarebbero confermate anche dalle analisi virologiche dell'istituto pisano. L'esito è negativo, infatti, per la presenza di Morbillivirus e Brucella negli animali analizzati, ma risultano comunque ancora in corso ulteriori approfondimenti di tipo batteriologico, istologico, virologico e tossicologico. I campioni sono stati raccolti dal 4 ottobre, quando a Calambrone una femmina di stenella di 2,10 metri, con lo stomaco vuoto, fu trovata spiaggiata. Gli altri esemplari analizzati sono tutte stenelle recuperate in alcuni case vive e poi morte in seguito. —
Alessandro Bientinesi
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