Attenzione
«In attesa per ore con un infarto», indagine interna a Cisanello
Il caso al pronto soccorso di Pisa: la denuncia del marito di una donna e la replica dell'azienda ospedaliera
pisa. Si può stare “parcheggiati” per oltre 7 ore al pronto soccorso con un infarto in corso. Se lo chiede un cittadino pisano, la cui moglie è stata appunto protagonista della disavventura all’ospedale di Cisanello nella giornata di sabato scorso.
«Alle 15.09 mia moglie si è sentita male – racconta il cittadino – e per soccorrerla abbiamo provveduto tempestivamente a chiamare un'ambulanza richiedendo un medico a bordo. Una volta al pronto soccorso, a causa del Covid ci dicono che noi familiari non possiamo stare con lei, nonostante abbia la 104 con gravità. Non ci resta quindi che aspettare una telefonata dal pronto soccorso, che non arriva. Telefoniamo noi più tardi al pronto soccorso e ci dicono che non è stata visitata da nessun medico perché ci sono casi più gravi e che è in attesa. Alle 20 mia figlia si reca al triage e le dicono che la madre è ancora in attesa, pur soffrendo di demenza, problemi cardiaci, diabete, problemi di pressione alta. Alle 21.30 richiamiamo il pronto soccorso e ci dicono che mia moglie sta ancora aspettando la visita. Alle 22.09 finalmente veniamo contattati dalla dottoressa di turno al pronto soccorso che ci dice che ha iniziato a visitare mia moglie e vuole sapere da noi il motivo per il quale sia arrivata in pronto soccorso, perché lei, per ovvie ragioni già certificate, non è in grado di dirglielo. Nelle telefonate successive con la dottoressa veniamo a sapere che mia moglie dovrà essere visitata da un cardiologo perché i valori degli enzimi cardiaci sono preoccupatamente alti. Effettuata la visita con la cardiologa di turno, verso le 3.32 la stessa dottoressa del pronto soccorso ci dice che mia moglie è stata trasferita in terapia intensiva in cardiologia. Come risulta dai controlli, quindi, si era sentita male alle 15 per un malore al cuore e precisamente per un infarto, e che le sue condizioni al momento erano critiche e veniva ricoverata in terapia intensiva. Abbiamo chiesto come fosse stato possibile che avesse passato tutte quelle ore prima di essere visitata, come mai non avesse avuto un codice di priorità, perché non aveva ricevuto cure tempestive necessarie per un infarto, perché non sia stata mandata subito in cardiologia, chi doveva riconoscere l'infarto e darle la priorità. La dottoressa rispondeva che lei l'aveva visitata solo verso le 22 perché prima nessuno le aveva portato mia moglie».
Da Cisanello arriva la replica dopo un’indagine interna. «La paziente in questione, all’arrivo in pronto soccorso, non presentava i sintomi dell’infarto acuto – sottolineano dalla direzione generale dell’Azienda ospedaliera – e questo bisogna chiarirlo bene perché i sintomi dell’infarto acuto in corso danno accesso immediato all’Emodinamica e ai trattamenti del caso in presenza di un particolare tracciato elettrocardiografico (che è stato subito effettuato dando come esito solo segni di ischemia cronica e alterazioni non specifiche). Tuttavia, proprio perché affetta da patologia neurologica degenerativa conclamata e da una serie di altre malattie croniche, è stata comunque sottoposta a consulenza cardiologica e a tutti gli esami strumentali e diagnostici previsti, sia dal punto di vista neurologico sia cardiovascolare. Dalla consulenza cardiologica è emersa solo la necessità di controllare, a distanza, gli enzimi cardiaci e quando questi esami, a distanza di tempo, sono risultati alterati, è stata ricoverata nella degenza specialistica. La patologia cardiologica si è quindi presentata nel corso delle ore di osservazione, durante le quali è sempre stata monitorata con la misurazione dei parametri vitali a intervalli regolari. In relazione agli aspetti comunicativi, invece, c’è stata qualche criticità e l’Aoup di questo si scusa con i familiari». —
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