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sicurezza ferroviaria 

Strage di Viareggio Pisa in piazza accanto ai familiari delle vittime

Carlo Venturini
Strage di Viareggio Pisa in piazza accanto ai familiari delle vittime

«Quello che è accaduto a noi poteva succedere ovunque» Decine le associazione in presidio davanti alla stazione

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pisa. «Poveri illusi, noi che abbiamo aspettato giustizia da una sentenza che invece ci ha umiliato».

Sono le parole pronunciate anche ieri a Pisa, tra rabbia e grandissima delusione, dai familiari delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio alla luce della sentenza della Cassazione che manda in prescrizione l'omicidio colposo plurimo (praticamente per tutti gli imputati) dopo non aver riconosciuto l’aggravante dell’incidente sul lavoro, appiglio che aveva evitato finora la cancellazione del reato.

Quel treno che il 29 giugno di 11 anni fa passò anche per Pisa e per tante altre stazioni. Viareggio avrebbe potuto, insomma, “succedere” ovunque. E questo rende la battaglia per la giustizia e per la sicurezza ferroviaria da 11 anni portata avanti dall’associazione “Il Mondo che vorrei” imprescindibile per chiunque. Così ieri sera, dalle 17, in tanti si sono stretti attorno ai lavoratori e ai familiari delle vittime nel corso del presidio organizzato davanti alla stazione di Pisa.

«La nostra battaglia continua qui nella vostra città e in altre. Cavalcheremo la vostra solidarietà e la vostra solidarietà cavalcherà sulla nostra battaglia. Ciò che è successo a Viareggio infatti, poteva succedere ovunque, colpire cittadini e lavoratori in qualsiasi altra città», dice Claudio Menichetti, padre di Emanuela morta nella notte del disastro.

«Le compagnie assicurative – continua Menichetti – ci hanno corteggiato a lungo. Noi abbiamo sempre rifiutato perché eravamo fiduciosi nella giustizia che maturava nelle aule di tribunale. Poveri illusi che siamo stati». Menichetti riannoda alcuni passaggi chiave che hanno emotivamente fiaccato il morale dei familiari delle vittime come quando «Gianni Letta allora al governo accettò subito le compensazioni delle assicurazioni togliendosi di fatto dai processi e lasciando noi cittadini da soli ad affrontare una sequenza infinita di processi. Si è capito subito da che parte stava lo Stato e cioè non con noi».

Accanto a lui c'è anche un’altro protagonista della tragedia di Viareggio e della battaglia che ne è seguita: Riccardo Antonini, ex sindacalista della Filt-Cgil licenziato da Rete Ferroviaria Italiana nel 2011, a un anno dalla pensione. «È una sentenza puramente politica. Una sentenza che ribalta le altre due emesse in primo e secondo grado – afferma Antonini –. Con quanto sancito dalla Suprema Corte si rimette in discussione il principio della sicurezza sul lavoro. Abbiamo interpellato docenti universitari che ci chiarissero le due paginette secche secche del dispositivo della Cassazione. È un rebus anche per loro. Non ci resta che attendere le motivazioni della stessa Corte ma per il deposito delle stesse non è previsto un termine. Ci vorranno tre mesi? Sei mesi? Che importa? Noi ci saremo sempre, nonostante le batoste ci saremo anche perché ne abbiamo prese così tante che non ci piegano più, basti pensare alla nomina a Cavaliere del lavoro di Moretti, ex amministratore di Ferrovie dello Stato».

L'incontro di solidarietà è stato organizzato da “Una città in comune” con il coinvolgimento di decine di associazioni pisane che si sono schierate al fianco de “Il Mondo che vorrei”, tra cui Arci, Casa della Donna Pisa, Circolo Biblioteca Serantini, Circolo Utopia, Confederazione Cobas Pisa, Distretto Economia Solidale Altro Tirreno, Gilda degli insegnanti Pisa, Il chicco di senape, Pisa Possibile, Rifondazione comunista, Sindacato di base Cub, Sinistra Italiana Pisa, Sinistra per e Fiom Cgil. —

Carlo Venturini

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di Redazione web