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Gli effetti dei cambi climatici 

Il Galilei rischia di finire sott’acqua, ma solo nel 2100

D.R.
Il Galilei rischia di finire sott’acqua, ma solo nel 2100

Secondo uno studio dell’ateneo di Newcastle, con il Marco Polo  di Venezia è tra i cento scali più a rischio per l’innalzamento del livello delle acque del mare

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Pisa. A dirimere la battaglia dei cieli toscani potrebbe pensarci il clima. Con quella che tra ottant’anni, secondo l’Università di Newcastle, rischia di diventare la “soluzione definitiva”. Una ricerca dell’ateneo inglese prevede che nel 2100 l’aeroporto pisano possa letteralmente finire sott’acqua. Sommerso dal mare che lentamente conquisterà parte della pianura invadendo il terminal e la pista, trasformando mezzi e apparecchiature in relitti.

Il Galilei è tra i venti aeroporti più a rischio al mondo secondo lo studio Global analysis of sea level rise risk to airports condotto dalla Scuola di ingegneria dell’Università di Newcastle e pubblicato sulla rivista Climate Risk Management. Insieme al Marco Polo di Venezia, quello di Pisa è l’unico scalo italiano tra i cento a livello mondiale a rischiare di sparire a fronte di un aumento della temperatura che potrebbe causare un ulteriore innalzamento del livello del mare.

La ricerca ha appurato che con l’aumento di due gradi centigradi, cento aeroporti si troverebbero al di sotto del livello del mare e oltre 360 esposti a periodiche mareggiate. Pisa e Venezia sarebbero tra i primi aeroporti al mondo a subire le drastiche conseguenze del riscaldamento globale anche a causa dell’attuale assenza di protezioni e di sistema di difesa, uno dei parametri presi in considerazione dallo studio del team di ricercatori inglesi guidati dai professori Richard Dawson e Aaron Yesudian. Insieme al Galilei e al Marco Polo sono gli aeroporti asiatici quelli esposti ai rischi maggiori.

«Si tratta di scali rilevanti per la rete aerea globale – spiega Dawson –. Dalla ricerca emerge che subiranno conseguenze dirette fra il 10 e il 20% di tutte le rotte: l’innalzamento del livello del mare rappresenta quindi una vera minaccia per il movimento di passeggeri e merci».

Barriere anti-inondazioni, sistemi di difesa per contrastare l’avanzamento delle acque e, in alcuni casi, il trasferimento delle infrastrutture aeroportuali le soluzioni indicate per “salvare” una parte del settore aereo. «La situazione di Pisa è da tenere sotto stretto controllo – sottolinea la professoressa Marta Pappalardo, docente ordinario di geografia fisica e geomorfologia del dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Pisa –. L’innalzamento delle acque coincide con un abbassamento del suolo e in questo scenario Pisa deve essere monitorata, senza però troppo allarmismi, a differenza di Venezia che presenta invece una conformazione del territorio e criticità molto diverse. Pisa è molto meno vulnerabile di Venezia perché esistono cordoni litoranei e costieri che funzionano da protezione, ma si trova in una pianura alluvionale. Come per Venezia, anche per il territorio di Pisa occorrerebbe molta più attenzione e cura». –

D.R.

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