Il Tirreno

Pisa

La pm chiede una condanna a 15 anni «Franceschi aveva premeditato il rogo»

Pietro Barghigiani
La pm chiede una condanna a 15 anni «Franceschi aveva premeditato il rogo»

Il massimo della pena invocato dalla Procura per l’ex volontario accusato di essere il piromane del Serra

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calci. Il massimo della pena «perché Giacomo Franceschi aveva previsto gli eventi e li aveva voluti con premeditazione» scandisce la pm Flavia Alemi al termine di una requisitoria fluviale iniziata alle 10,30 e conclusa, dopo una breve pausa, intorno alle 18 con una richiesta di condanna a 15 anni di reclusione.

Incendio boschivo e disastro ambientale sono i reati che per la pubblica accusa l’imputato, anche ieri assente in aula, ha commesso la sera del 24 settembre 2018 innescando un rogo che devastò 1.200 ettari distruggendo 4 case e danneggiandone molte altre. Le richieste danni: 2,5 milioni di euro con 250mila di provvisionale a favore del Comune di Calci, 10mila euro di provvisionale per la Lega per l’abolizione della caccia; 50mila euro di danni con 10mila di provvisionale per il Gva “Paolo Logli); poco meno di un milione di euro con 100mila euro di provvisionale per il Comune di Vicopisano.

La giunta comunale di Buti ha deciso in via solidaristica con una delibera approvata all’unanimità, pur ritenendo provata la penale responsabilità dell’imputato, di non chiedere risarcimenti, ma di lasciare le eventuali risorse disponibili agli enti che hanno subìto più danni come Calci e Vicopisano.

Accusato di aver causato «danni incalcolabili» come ha detto la pm (al suo fianco il procuratore capo alessandro Crini) nella requisitoria, Giacomo Franceschi, 39 anni, ex volontariato del Gva “Paolo Logli” di Calci, dopo una prima ammissione colposa del fatto ha ritrattato sostenendo di essere andato in confusione e di non essere lui il piromane del Serra. Chiamato a dare la sua versione dei fatti, Franceschi nell’udienza disse: «Sono stato nove mesi in carcere e un anno ai domiciliari. Mi è servito per pensare. La sera del 24 settembre 2018 non ero sul Serra. Ci sono andato con le squadre antincendio. Quando ho detto ai carabinieri e al magistrato che c’ero stato ero in piena confusione, panico totale. Non so neanche io perché le dette quelle cose». Pesa, come fardello originario, quel verbale firmato in cui sostiene di aver avuto un attacco di panico mentre stava salendo sul Serra. Arrivato sul punto dell’innesco afferma: «Mi sono seduto e ho tirato fuori l’accendino e ho bruciato i fili della tuta. Avevo un pezzo di carta che ho acceso lasciandolo lì. Avevo bisogno del farmaco che prendo»

Davanti al secondo collegio del Tribunale (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco), il magistrato ha illustrato le ragioni per le quali Franceschi è il piromane del Serra. Lo stato confusionale dovuti agli attacchi di panico, versione sostenuta dall’imputato al momento dell’interrogatorio dopo il fermo, secondo il pm non hanno alcun fondamento.

«Ha rinnovato il porto d’armi per uso caccia il 23 ottobre 2017 dichiarando di non fare uso di psicofarmaci – ha sottolineato la dottoressa Alemi –. Mai fatto visite con specialisti di Asl, Aoup e Cnr. Non esistono certificati che attestino il disturbo psicologico dell’imputato che per i presunti attacchi di panico a questo punto viene da dire che è il paziente meno refertato nel mondo».

Dopo la pm hanno preso la parola i legali delle parti civili che si sono associati alle richieste dell’accusa: il Gva, il gruppo antincendio di Calci di cui faceva parte l’imputato, (avvocato Lorenzo Stefani); i Comuni di Calci e Buti (avvocato Laura Antonelli) e Vicopisano (avvocato Silvia Fulceri) e la Lega per l’abolizione della caccia (avvocato Valentina Angelini). Prossima udienza il 6 febbraio con l’arringa dell’avvocato difensore, Mario De Giorgio. —

Pietro Barghigiani

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