Finanza
«Il bar è chiuso ma le bollette arrivano»
I circoli messi alle strette dalle misure anti-pandemia rischiano il tracollo. L’appello di Scaramuzzino: «Fateci lavorare»
pisa. «Chiediamo di poter aprire con gli orari dei bar e dei ristoranti». È l’appello che Carlo Scaramuzzino, tesoriere del circolo Arci di Putignano, lancia al presidente della Regione Eugenio Giani e al governo. Il suo appello è quello delle decine di circoli Arci e Acli chiusi da tempo a differenza dei bar. «L’estate passata abbiamo potuto fare almeno qualche somministrazione grazie ad una delibera della Regione che ci equiparava ai bar», dice Scaramuzzino. Ora però nulla: le sale sono vuote, i tavoli hanno le sedie accatastate sopra. Niente tombola, niente giochi con le carte, nessuna partita di calcio da vedere al circolo. Tutto tace.
Ma non le bollette, quelle non tacciono mai. «Siamo chiusi ma paghiamo ad esempio una quota di 400 euro mensili per la sola energia elettrica. Immaginatevi il resto. Se poi ci dobbiamo mettere anche l’ordinaria manutenzione, viene proprio da vedere solo il tunnel senza la luce», continua Scaramuzzino. Eppur qualcosa si muove. «Nei giorni scorsi la senatrice del Pd Susanna Cenni ha portato all’ordine del giorno la riapertura con le regole di sicurezza dei circoli come la scorsa estate. Solo che la procedura è lunga perché questo ordine del giorno va poi inserito in un Dpcm», continuano dal circolo di Putignano. Per questo, i circoli Arci e Acli chiedono di bypassare il governo e cercano di sollecitare la sensibilità di Giani sull’apertura.
Il circolo di Putignano, fondato nel 1946, non ha mai chiuso dalla nascita; solo per Pasqua, Natale e Capodanno. «Non sappiamo come andare avanti. Questa è la verità. Ci abbiamo provato. Abbiamo fatto l’asporto a Natale e poi qualcosa per la Befana. Ma sono solo attività saltuarie. Non danno continuità», dice Scaramuzzino. Oltre all’aspetto riguardante la sussistenza economica, c’è dietro l’angolo il pericolo che si perda la socialità, il rituale quotidiano di incontrarsi e scambiare due battute. «Il rischio vero è questo. Molti dei nostri soci sono anziani ed era fondamentale per loro incontrarsi parlare di politica, di sport, condividere una partita a carte o guardare insieme un po’ di sport. Ora il rischio è che si chiudano in loro stessi», conclude.
A novembre i sindaci di Calci Massimiliano Ghimenti e di San Giuliano Terme Sergio Di Maio chiesero la riapertura controllata e in sicurezza dei circoli. Di Maio scrisse: «Siamo perfettamente consapevoli dell’emergenza sanitaria che è in corso ma il senso della nostra proposta e quella di altri è evitare che debbano chiudere completamente: anche se per un semplice caffè, è importante che i circoli restino aperti per contribuire a ridurre il distanziamento sociale tra le persone». —
Carlo Venturini
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